Un vino fatto nel rispetto dell’ecosistema. Sciúr è l’acronimo di Sostenibile, Concreto, Innovativo, Unico, Responsabile.

La Valtellina è terra vocata al vino, ma non ha una produzione enorme, meno di tre milioni di bottiglie all’anno. Su queste pendici la vite trova un’ottima esposizione al sole e forti escursioni termiche tra il giorno e la notte, che favoriscono l’espressione del suo vitigno per eccellenza, il Nebbiolo, chiamato localmente Chiavennasca.
La Casa Vinicola Nino Negri, fondata nel 1897, è la maggiore realtà vitivinicola della valle, coprendone il 30 per cento della produzione (per numero di bottiglie). L’azienda è del Gruppo Italiano Vini, proprietario di 14 marchi, sparsi sul territorio nazionale. Dal 1971 la Nino Negri è diretta da Casimiro Maule, uno tra i più apprezzati enologi italiani (enologo dell’anno 2007 per la guida Gambero Rosso).

%22Un progetto per ripercorrere i passi dei nonni... Emoticon smile  Ivan Previsdomini © 2013 — Scuola Ambulante di Agricoltiura Sostenibile

 

Sciúr, un progetto che vuole essere da esempio

Nato da un’intuizione di Giacomo Mojoli, uno dei fondatori di Slow Food, si può dire che Sciúr non sia “solo” un vino, ma che rappresenti un progetto che vede la collaborazione di diversi soggetti, anche lontani dalla vigna e dalla cantina. C’è stato infatti il coinvolgimento di giovani designer, italiani e brasiliani, e di docenti universitari della Scuola del Design del Politecnico di Milano. La cantina Nino Negri ha coinvolto anche il polo di formazione professionale Valtellina in uno stage per giovani muratori per il mantenimento e la costruzione dei muretti a secco delle vigne di montagna. Il progetto Sciúr viene avviato idealmente nel 2007, ma ripreso concretamente e messo in moto nel 2011, per produrre le prime 15mila bottiglie con la vendemmia 2012 (ormai tutte vendute).
L’idea è stata quella di realizzare un vino sostenibile e responsabile, ma non di nicchia, che potesse diventare un modello replicabile ad altre linee di produzione della stessa cantina Nino Negri, ma anche per altri produttori della Valtellina, e per gli ulteriori marchi del Gruppo Italiano Vini.

Il recupero dei muretti a secco

Nel progetto Sciúr vi è anche un aspetto sociale, legato al progetto di scuola e formazione professionale per giovani muratori che, attraverso uno stage presso il vigneto Fracia, apprendono le tecniche e la cultura storica per il mantenimento e la costruzione dei muretti a secco. In tutta la Valtellina si calcola che ci siano circa 2.500 km di queste opere, necessarie a sostenere i terrazzamenti delle viti. I ragazzi ne sono stati entusiasti, anche perché finalmente sapevano che il loro lavoro sarebbe stato utile e sarebbe durato nel tempo, e non abbattuto dopo poco, come quando si esercitavano a costruire i muretti a secco a scuola. In questo modo gli studenti acquisiscono una professionalità molto richiesta, che di fatto in molti casi si vanno a spendere nella confinante Svizzera, con remunerazioni molto più alte di quelle italiane.

A sostegno di questa iniziativa, per ogni bottiglia di Sciúr venduta nella prima annata, Nino Negri ha donato un euro per progetti di salvaguardia e conservazione dei muretti a secco. In totale 15mila euro.

Perché Sciúr è sostenibile

Tra i molti aspetti per cui Sciúr si può definire sostenibile citiamo:
•    una nuova concezione e gestione del vigneto – no diserbanti, solo concimi naturali, uso di sovesci (ovvero ogni anno si interrano, a filari alterni, le erbe che crescono tra le viti, allo scopo di arricchire il terreno delle sostanze concimanti in esse contenute), potatura soffice;

sovescio in vigna

•    la difesa e l’incremento della biodiversità, il ripopolamento degli insetti, le nuove piante messe a dimora, la conservazione della microflora autoctona e delle sostanze organiche nel suolo con la loro carica microbica e fungina;
•    la decisa riduzione dei solfiti nel vino (più bassi del limite ammissibile nel biologico) e la ricerca del suo naturale equilibrio, senza interventi correttivi;
•    la gestione dei rifiuti e dei reflui;
•    la trinciatura dei sarmenti (tralci) e il loro riutilizzo;
•    il packaging: niente etichetta di carta ma scritte direttamente sulla bottiglia, che è stata anche alleggerita, niente capsula per il tappo.

Inoltre sono stati curati questi aspetti:

Irrigazione

Per non sprecare acqua si ricavano dati meteorologici estremamente localizzati, con capannine e sonde, per una definizione precisa del fabbisogno. Si monitorano gli indici di stress idrico e si punta ad un’individuazione accurata delle aree omogenee per esigenze idriche.

Concimazione

Utilizzo solo di concimi organici, come il letame e gli scarti della potatura delle viti stesse.

Diserbo

Eliminazione del diserbo, inerbimento permanente e sfalcio su tutta la superficie.

Biodiversità

Studio e salvaguardia delle piante che possano favorire il ripopolamento degli insetti utili. Messa a dimora delle piante interessanti. Gestione degli sfalci anche in base alle fioriture e risemine.

Erosione

Opere di canalizzazione e regimentazione delle acque di superficie. Mappatura delle sorgenti di acqua nella vigna e aree limitrofe.

Filiera di Sciur

Perché allora Sciúr non è un vino biologico?

Con tutte le azioni intraprese per rendere la produzione di Sciúr il più ecosostenibile possibile, perché dunque non fare l’ultimo passo e seguire i precetti dell’agricoltura biologica, certificando come tale il prodotto? Risponde l’enologo Casimiro Maule: “perché oltre alla sostenibilità ambientale per noi conta anche quella economica; siamo l’azienda più grande della Valtellina, in totale abbiamo 31 ettari di vigneti (4 quelli dedicati a Sciúr, ndr) tutti in zone impervie, nelle quali non si riesce ad entrare velocemente con un trattore per correre ai ripari se ci dovessero essere lunghe piogge abbondanti. In tal caso dovremmo per forza intervenire con un fitofarmaco sistemico (non ammesso in agricoltura biologica) pena la perdita del raccolto perché l’uva marcirebbe. Di sicuro però è un trattamento che facciamo solo se diventa indispensabile”.

Casimiro Maule

Potrebbero passare al biologico forse alcuni dei viticoltori che ci conferiscono l’uva, perché hanno vigne da 3-4mila mq, e in caso di piogge riuscirebbero a fare gli interventi necessari in pochissime ore. Li stiamo sensibilizzando sull’adozione di pratiche sostenibili, e vedo che molti di loro sono ben predisposti a questo”. “Quanto al diserbo, io sono sempre stato contrario, per me è una delle operazioni peggiori che vengono fatte in Valtellina, perché rendi tutto secco e incolore, mentre è bellissimo vedere i colori. L’alternativa è tenere l’erba bassa, passando spesso con il decespugliatore; nelle nostre vigne bisogna fare tutto a mano”. “Comunque sono molto contento dei risultati. Io non vedevo le farfalle e le coccinelle in vigna da anni, ed è bellissimo!”.


Articolo di CLAUDIO VIGOLO per Lifegate.it

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