Il fenomeno dell’ospitalità orizzontale, quella degli Alberghi Diffusi, interessa oggi più di cinquanta comunità italiane che hanno scommesso (e stanno scommettendo) su un modello di accoglienza slow, comunitaria e condivisa. Di fatto, l’Albergo Diffuso al singolare non esiste, ci sono viceversa diverse formule e alcune, meglio di altre, sembrano mostrare la capacità di ottimizzare le funzioni per cui sono stati realizzati. Sulla base delle esperienze finora osservabili, tuttavia, molti Alberghi Diffusi non decollano in termini di presenze e di capacità di diventare (o di essere) dei motori territoriali in grado di promuovere e trascinare le economie locali. Questo perchè….. l’Albergo Diffuso è «un’impresa ricettiva alberghiera situata in un unico centro abitato, formata da più stabili vicini fra loro, con gestione unitaria e in grado di fornire servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti“.

La definizione, necessariamente generica, contenuta nel Manuale dell’Albergo Diffuso concentra l’attenzione sugli aspetti strutturali, organizzativi e di marketing turitico dell’impresa ricettiva, mentre più sfumate risultano gli apporti delle risorse di natura locale (identitarie, culturali, economiche, territoriali…) nel favorire (o nell’ostacolare) processi di sviluppo turistico. Risorse che sono al tempo stesso fondamentali nella prospettiva che questo “modello” di ospitalità orizzontale e diffusa si possa affermare con forza in tutte quelle “aree interne” italiane che fanno i conti con processi di desertificazione demografica, di abbandono dei centri storici, di spopolamento e di invecchiamento della popolazione. Al contempo, sono risorse (comunitarie) come la fiducia e la condivisione – che definiscono una parte consistente del capitale sociale di una comunità –  quelle che vengono mobilitate per costruire concettualmente prima, e fisicamente poi, un Albergo Diffuso. Non si tratta, nel caso dell’Albergo Diffuso, di una semplice addizione di case ed immobili da collocare nel mercato turistico. L’albergo Diffuso nelle fome più evolute (e queste realtà sono veramente poche nel panorama italiano) è una costruzione sociale che consente di ripensare al territorio, alla comunità e a una parte considerevole delle sue forme economiche. Viceversa, e in tanti casi, l’esperienza polisemica dell’Albergo Diffuso si riduce ad una gestione di camere e appartamenti il più delle volte venduti dai grandi operatori turistici come Airbnb e Booking.com. 

D’altra parte, dal punto di vista turistico, l’obiettivo di fornire “servizi di standard alberghiero a tutti gli ospiti” deve poi incontrare il tema della qualità e della professionalità dell’offerta, e di conseguenza contare su quel set di risorse, competenze e professionalità necessarie allo sviluppo degli adeguati standard alberghieri.

Ma di quale mercato turistico stiamo parlando? Dal punto di vista dell’offerta va colta la tendenza borghigiana al lusso accessibile: case rurali, masserie, hotel agricoli, centri storici autentici. E come si risponde a questa domanda? Nelle esperienza meglio riuscite, la progettazione di un Albergo Diffuso integra aspetti di tradizione con quelli di innovazione. Accanto ad elementi identitari come gli arredi di natura locale, si integrano impianti tecnologici, uso di materiali ecologici, fino ad arrivare a sistemi per il sonno ed a servizi per il benessere materiale (cibo) e spirituale (corsi e pratiche meditative). Principi guida aderenti con l’immagine di un viaggiatore (e non di un semplice turista), con caratteri socio-biografici e stili di vita e di consumo orientati a fare del proprio soggiorno un percorso di esperienze im-materiali, relazionali e formative. Ne viene che esistono tanti e diversi modelli di Albergo Diffuso dati dal mix tra qualità del sistema di accoglienza e servizi complementari.

Nuovi turismi, nuove relazioni con lo spazio ed territorio, nuovi modi di soggiornare Casa di Pannocchie di mais - creata dallo studio francese St.Andrè-Lang Architects
Casa di Pannocchie di mais – creata dallo studio francese St.Andrè-Lang Architects

Progettare e realizzare un Albergo Diffuso (o un Borgo “bello e autentico“) in territori in deficit di sviluppo, dovrebbe (e vorrebbe) voler dire pensare più che ad un’impresa alberghiera ad un progetto di sviluppo locale.

In questa prospettiva diventa fondamentale “mappare” le risorse di cui la comunità dispone e che costituiscono i punti (di forza o di debolezza, di vantaggio o di limite….) con cui interagire nella definizione del progetto stesso. A questo fa seguito un’intesa attività di animazione sociale finalizzata ad accompagnare chi abita il territorio nell’individuare idee, progetti ed interventi che sostanzino un progetto per lo sviluppo di economia e una società locale in grado di valorizzare il giacimento territoriale (ad esempio il giacimento gastronomico) precedentemente “mappato”. Nelle piccole realtà di cui parliamo il più delle volte il giacimento è costituito da saperi locali collegati all’agricoltura e alla trasformazione agro alimentare e artigianale, al tesoro costituito dall’agro biodiversità autoctona, da una ristorazione locale che conserva ancora un largo tratto identitario, e a un sistema di eventi e di luoghi collegati ai ritmi ed ai riti della comunità. Va vista, letta e promossa l’identità di un luogo, ed è intorno ai temi che la sostanziano che va pensato e posizionato il sistema turistico e di accoglienza diffusa. Si tratta di generare ed offrire esperienze turistiche e non più solo location alberghiere, e queste si possono fare a condizione che sia la comunità, e non solo i proprietari di alloggi, a definire una buona parte dei contenuti dell’attrattività turistica. 

A questo punto Albergo Diffuso dispone di una serie di elementi simbolici e materiali utili al posizionamento:

  • esterno dal punto di vista del marketing;
  • interno alla comunità locale in qualità di soggetto integratore di reti, di esperienze e di racconti territoriali;
  • comunicativo poichè vi sono i contenuti (in termini di temi, filiere, eventi identitari, percorsi esperienziali….) da collocare sulle piattaforme tecnologiche e i social media.

Ed è l’integrazione tra questi tre dimensioni (mercato, comunità e identità) che si originano prodotti turistici orientati a offrire esperienze fondate su un sistema locale di saperi diffusi e condivisi.

un-%22orto%22-che-tutti-possiamo-coltivare-opera-di-sara-bazzano-kiko-associazione-fotografia-di-punto-ponte-fb

Il turismo è una disciplina tra le più complesse e per farla al meglio ci vogliono oltre che entusiasmo, passione e amore per il proprio luogo, anche competenze sofisticate e multidisciplinari. Ed è qui che casca in molti casi l’asino dell’Albergo Diffuso, ma è anche da qui che si può ri-partire per dare consistenza e sostanza ad un progetto di accoglienza diffusa capace di dare voce e sostanza al territorio, ai suoi abitanti e alla riscoperta delle loro economie identitarie.


fine 🙂
Annunci