Feste popolari dove il cattivo mangiare si unisce allo stare scomodi su panche tipo “festa dell’Unità” e, spesso, ad esibizioni imbarazzanti di musica (si fa per dire) afro-rock-liscio-vintage. Ogni paese, assieme alle inutili rotonde, ha la sua sagra. Anche, ovvio, i piccoli paesi di montagna che non possono essere meno di quelli altri della pianura. E così vai con la Sagra del Calamaro Fritto, rigorosamente a km zero e a mille metri di altitudine, della Lasagna, della Birra Artigianale, dello Gnocco, della Madonna (sulle feste patronali poi il discorso si svolge identico e più colpevole, se mai fosse possibile, visto che il Patrono sta ben comodo sul foglio del calendario e la sua festa, invece, comincia dieci giorni prima e dieci giorni dopo termina), del Salame, della Focaccina, della Rana e dello Stracotto (assieme), della Porchetta e dei Muscoli, del Vitello, della Costina e, l’elenco potrebbe andare avanti, della Polenta in Allegria. 


Sono baccanali dove con la scusa “di stare in compagnia” tasso alcolico e volgarità sono sempre ad ottimi livelli (quelle che sono veramente diverse, e ce ne sono, le trovi solo con il lanternino) e tra loro hanno dei punti in comune oltre a quelli detti sopra.
Prezzi appena più bassi dell’unica trattoria che resiste in paese che non coprono certo la qualità dei prodotti “locali” sbandierata nelle locandine e allegre volontarie e panzuti volontari che aggratis lavorano come cameriere/i, cuoche/i, cantiniere/cantinieri, cassiere/i per questa o quella giusta opera benefica. Il tetto della chiesa, il pulmino per i disabili, il compaesano missionario in Africa (il famoso aiutiamoli a casa loro).


E a tavola, staccando a fatica i gomiti incollati sullo strato di “pulito-con-lo-straccio“, si parla di crisi del lavoro, di negozi che chiudono, di aziende agricole strozzate dalla grande distribuzione, di allevatori che non riescono più a stare in piedi, e di giovani che non trovano il lavoro, nemmeno quelli che hanno frequentato l’istituto alberghiero vanto della Valle. Il tutto a sette euro. Biglietto della lotteria escluso.

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