“E’ il cereale di montagna per eccellenza, ma non è nata sulle Alpi: la segale ha iniziato la sua brillante carriera migliaia di anni fa in Asia Minore, come infestante dei campi di frumento e di orzo. Facile da individuare grazie alla taglia ben maggiore rispetto agli altri due cereali più pregiati (fino a 2 m), la spilungona indesiderata veniva regolarmente allontanata dai campi. Nel tempo, però, la segale è riuscita a guadagnarsi la considerazione degli agricoltori: garantiva infatti una buona produzione di granella anche nelle annate peggiori, quando invece il frumento e il grano “segnavano il passo”. E’ stato così che la segale, come già era successo all’avena, da cenerentola dei cereali è diventata a tutti gli effetti una specie degna di essere coltivata in purezza.” – Ecomuseo della segale di Valdieri (CN)


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Nella dieta delle comunità alpine, la segale ha storicamente occupato un ruolo fondamentale per la produzione di farina per l’autoconsumo. Una diffusione in gran parte determinata dalle sue caratteristiche di adattabilità agronomica: pianta rustica, tollerante agli stress ambientali, in grado di crescere in terreni di modesta fertilità, adatta ad una corretta gestione delle rotazioni (in particolare con grano saraceno e patate), e sopratutto capace di generare un prodotto che presenta significative caratteristiche qualitative e nutrizionali, tanto da essere oggi al centro di una ritrovata attenzione sia dal punto di vista nutraceutico che dietetico. La segale con il grano saraceno, l’orzo, il miglio, il panìco, e il frumento di montagna appartiene al gruppo dei cereali cosiddetti minori e antichi e raccontano di una dieta alpina dove si mangiavano tante granaglie e poca carne, si beveva poco vino, e ci si nutriva sia di erbe spontanee che di frutti.   


In Valtellina la coltivazione della segale (e del grano saraceno) occupava un aerale di notevoli dimensioni, tanto da costituire uno dei principali elementi nella costruzione del paesaggio agricolo alpino. Un paesaggio in cui entravano anche i 523 mulini ad acqua, ripartiti in 72 comuni, che coprivano il fabbisogno di Valtellina e Valchiavenna. Il paese dei mulini era Teglio, ne aveva ben 38.

La coltivazione dei cereali minori in Valtellina, così come in tutto l’arco alpino, si è progressivamente ridotta  a partire dagli anni ’60, lasciando spazio – là dove i campi erano meccanizzabili ed irrigabili – a colture più remunerative (ma impattanti) come il melo, oppure all’abbandono – e al successivo rimboschimento – di tutti i terreni che presentavano caratteristiche pedologiche e strutturali (in termini di fertilità, scheletro, pendenza, difficoltà di accesso) non ottimali. Questi processi hanno comportato un abbassamento della diversificazione visiva del paesaggio, segnata da un impoverimento della biodiversità vegetale e animale. Un tramonto quello della segale che segnò una mutazione antropologica e paesaggistica del territorio valtellinese.


Mappa dei panifici aderenti al progetto


Ideato e promosso da un partenariato composto dall’Associazione Panificatori e Pasticceri di Unione Commercio Sondrio e da Coldiretti Sondrio, ha preso il via il 6 dicembre 2016 il progetto ‘Segale 100% Valtellina’. Un’iniziativa a carattere sperimentale che prevede la reintroduzione e la valorizzazione di quell’antica coltura rappresentata dalla segale che in passato dominava il paesaggio valtellinese delle terre medie e alte. L’iniziativa prevede la produzione di un pane realizzato con farina di segale coltivata in Valtellina “in modo naturale e senza l’uso di fitofarmaci. Il progetto attualmente coinvolge  l’azienda agricola di Michele Pelacchi, e dieci panifici distribuiti in modo omogeneo tra tutta la provincia di Sondrio, dalla Valchiavenna a Livigno.

La produzione del pane ottenuto con farina di segale 100% valtellinese avverrà per un periodo limitato di tempo, in considerazione della ridotta quantità di farina disponibile (30 quintali), ma in ogni weekend a partire dall’8 dicembre fino al 5 marzo 2017 sarà possibile acquistare il “Segale 100% Valtellina”.  

Un progetto di filiera concreta e controllata che vuole rilanciare la produzione di un prodotto identitario che un tempo generava valore economico e territoriale.

Il progetto “Segale 100% Valtellina” è iscritto al Marchio Valtellina.


Approfondimenti

Segale 100% Valtellina – sito ufficiale del progetto  

Il pane di Segale di Valtellina verso il Marchio Collettivo Geografico…. intervista a Luigi Cao – Punto.Ponte

Progetto CereAlp – cereali alpini e utilizzo delle varietà locali panificabili – Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile

Regiograno – Regiokorn: la filiera cerealicola di Montagna in Alto Adige – Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile 

La Filiera del pane territoriale a Ponte in Valtellina –  Ciboprossimo

La segale a Berzo Demo – Colture Rupestri 

Prove di reintroduzione della segale in Valcamonica Colture Rupestri

Intangible Search – inventario del patrimonio immateriale delle regioni alpine

Museo Vallivo Valfurva Mario Testorelli

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