Nadia Lotti

D: perché Lunalpina ha deciso di accogliere 10 profughi?

R: Lunalpina è una fattoria didattica che da anni si occupa dell’organizzazione di attività educative internazionali soprattutto in estate. Abbiamo organizzato campi internazionali con ragazzi che arrivano da tutto il mondo. I primi anni abbiamo avuto dei fondi dall’Unione Europea, ma dall’anno scorso queste risorse non ci sono state più fornite per cui abbiamo fatto la scelta di prendere dei singoli volontari. I volontari ci contattano da tutto il mondo per venire a fare periodi di soggiorno concordati così da portare avanti gli obiettivi di Lunalpina che è un’azienda agricola, ma è anche un agriturismo, e anche una fattoria didattica e un centro educativo per la diffusione di una cultura della sostenibilità e di stili di vita più sostenibili.

All’interno di queste attività, quando il funzionario della Prefettura mi ha contattato nell’ottobre del 2014 chiedendomi se potevo mettere a disposizione la struttura che abbiamo in gestione da due anni e che è l’ex scuola elementare e sede di tutte le nostre attività educative e formative di una cultura della sostenibilità; ho risposto che non avrei potuto perché se destinavamo questo spazio per l’accoglienza dei profughi avrei dovuto rinunciare a fare le altre attività durante l’anno, quindi abbiamo rifiutato la proposta e non ci abbiamo più pensato.

Il centro Oikos

D: e poi che cosa è successo?

R: A fine luglio 2015, mentre ospitavamo un gruppo internazionale composto da 12 nazionalità provenienti da tutto il mondo, mi contatta il funzionario della Prefettura chiedendomi se potevo aiutarli per una situazione di emergenza dovuta al fatto che nei periodi estivi gli alberghi che sono preposti per accogliere i rifugiati erano al completo, erano prenotati dai turisti. La Prefettura ci chiedeva di prenderne quanti più possibile perlomeno per il mese di agosto. Ho fatto delle riflessioni, ho valutato cosa avremmo potuto fare e ho considerato che nei mesi estivi i magazzini che abbiamo a piano terra potevano diventare un alloggio decente visto il caldo. Poi ho fatto una valutazione sulle risorse umane per capire se avevo dei collaboratori e dei volontari che ci potevano aiutare a fare un campo, e da qui è nata l’idea che potevo organizzare un campo internazionale, quello che facevo tutti gli anni, con la presenza di 10 profughi. Ho di conseguenza chiesto un incontro con la Prefettura per avere conferma del periodo di soggiorno indicato nella convenzione e pari a 30 – 40 giorni. Poiché la struttura dell’ex scuola elementare è di proprietà del comune di Castione Andevenno, il Vice Sindaco ha provveduto ad autorizzare la permanenza dei profughi fino al 18 settembre 2015, così come indicato dalla convenzione con la Prefettura.

D: Poi sono arrivati i 10 profughi

R: A quel punto abbiamo accolto i ragazzi, sono arrivati a scaglioni e sono di tre nazionalità diverse e abbiamo iniziato questo lavoro educativo con la presenza di volontari da Roma, dall’Iran, dall’Ucraina, dalla Svizzera, dall’Italia, dal Belgio; in questi giorni arriverà un francese che è partito in bicicletta, lunedì arriva un’israeliana, e poi un’americana. Insomma, abbiamo un gruppo di ragazzi volontari che partecipano a questo progetto di vita comunitaria in cui portiamo avanti un sistema basato il più possibile sull’autoproduzione, sul cercare di creare un ciclo di consumi poco impattante e cioè di consumare prodotti locali o prodotti nella nostra fattoria, portando avanti quelli che sono stati i nostri principi di fattoria didattica e creativa. Oggi abbiamo raccolto le more selvatiche, facciamo il pane fatto in casa e gli abbiamo insegnato a prepararlo. Abbiamo un programma settimanale ed una programmazione quotidiana. Sono i metodi che adottiamo in tutti i campi che organizziamo. A turno si occupano di fare le attività di cucina, di riordino. Le prime volte i ragazzi seguivano le nostre indicazioni perché erano spaesati e non sapevano mentre adesso iniziano a proporre dei piatti per il pranzo o la cena. Hanno iniziato anche a cucinare per cui ci chiedono gli ingredienti per poter preparare i loro piatti tipici. Tant’è che lunedì abbiamo invitato la Pubblica Amministrazione a mangiare un piatto africano.

attività quotidiane dei profughi ospiti da Lunalpina

D: Com’è organizzata la giornata?

R: Tutte le mattine abbiamo il “good mornig group” dove si presenta il programma della giornata. Solitamente abbiamo delle attività sviluppate dalla dott.ssa Piacentino che si occupa di tutta la parte relazionale, mentre Sergio Acquistapace si occupa di tutta la parte di laboratorio. Con i ragazzi abbiamo ristrutturato la cucina, creato dei mobili con materiale di recupero perché c’erano dei ragazzi che facevano i falegnami. Abbiamo piastrellato alcune parti esterne del centro. Grazie anche all’aiuto dei volontari possiamo fare un lavoro che ha permesso ai ragazzi di sentirsi sempre più a proprio agio; sono arrivati che erano spaventati, doloranti, avevano sofferto e questo lo si è visto nei giorni con un cambiamento dei lineamenti facciali.

D: e poi ci sono gli aspetti legati alla gestione del budget

R: Per quanto riguarda la questione economica siamo in linea con quanto percepivamo con i Bandi europei del programma Gioventù in Azione sul tema dell’inclusione sociale. Con quel programma percepivamo 26 euro al giorno per persona ma in questo caso i ragazzi arrivavano con dei soldi propri, avevano dei vestiti. Mentre ai ragazzi rifugiati abbiamo dovuto acquistare la biancheria intima, la maggior parte dei vestiti li abbiamo ricevuti in dono. Dal momento che la situazione è più delicata abbiamo anche necessità di avere più persone che dedicano il loro tempo e le loro energie e questo significa ulteriori costi.

i giovani profughi ospiti di Lunalpina

D: prima di imbarcarvi in questa avventura avete lanciato un appello alle reti di solidarietà, Qual è stata la risposta?

R: Sono arrivati in tantissimi, sono arrivati con pacchi. Ai ragazzi fa tantissimo piacere avere persone che mangiano con loro, che vivono con loro. Ieri è arrivata una ragazza che fa danza e meditazione per cui ha fatto un incontro con loro. Appena c’è una proposta corporea, di gioco, di movimento l’accolgono. La maestra di Triangia ha organizzato delle lezioni di italiano e si stanno impegnando perché hanno compreso che lo studio della lingua è importante. Abbiamo ricevuto tantissime persone che sono venute a conoscere i ragazzi. La sera della partita a calcio l’Associazione di Triangia è venuta a cucinare piatti locali per loro in modo che potessero cenare. Alla festa del patrono oltre ad averci invitato, il prete di Triangia, ha riservato la prima e la seconda fila della Chiesa a loro. La popolazione, i nostri vicini dopo un primo momento di spaesamento perché non sapevano che cosa aspettarsi adesso salutano tutti dimostrando solidarietà, affetto, vicinanza.

D: e il mondo dell’economia e delle imprese valtellinesi vi stanno supportando in questo sforzo di accoglienza?

R: Sono arrivate tante associazioni del sociale con delle donazioni e garantendo la loro presenza quindi vestiti, cibo e attività. Per il resto……


Riferimenti

Valtellina: un’antropologa racconta l’accoglienza rivolta ai profughi sul Blog di Punto.ponte

Lunalpina: la fattoria polifunzionale creativa a cura della Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile


fine 🙂

 

 

 

 

 

 

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