“Quando una comunità perde la sua anima” – abbiamo scelto un titolo forte per descrivere e far raccontare che cosa sta succedendo nella piccola comunità alpina del comune di Caspoggio in Val Malenco. Ma di quale anima parliamo? Di quella formatasi nel secondo dopoguerra, un’anima di modernità e in discontinuità rispetto ad una storia più antica segnata dalla scarsità di mezzi e di risorse.  Un’anima dove “Caspoggio… aveva già nel 1952 iniziato a progettare la sua seggiovia; che tra il ’57 ed il ’60 venne portata a termine, lasciando indietro tutto il resto della valle, per non dire gran parte della stessa provincia di Sondrio. Nel giro di brevissimo tempo Caspoggio divenne infatti uno dei poli sciistici più importanti della Valtellina. Il villaggio, sino ad allora un po’ marginale rispetto ad altri centri malenchi sul piano turistico, balzò all’attenzione del mondo sportivo invernale…” (. Le tracce dei secoli: conosciamo meglio il nostro territorio, Comune di Caspoggio, Sondrio 2006, Eliana e Nemo Canetta)

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Abbiamo chiesto al Sindaco di Caspoggio, Danilo Bruseghini, e al gestore del Centro della Montagna “Zenith”, Giuseppe Della Rodolfa di raccontarci come e attraverso quali iniziative Caspoggio si sta ripensando e riposizionando a seguito della chiusura degli impianti di risalita…


intervista a Danilo Bruseghini –  Sindaco di Caspoggio

Danilo Bruseghini – Sindaco di Caspoggio

D: come ha vissuto la chiusura degli impianti la comunità di Caspoggio?

R: Ho fatto un cammino per quanto riguarda gli impianti di Caspoggio. Nel 2013 ho formato un Comitato “Caspoggio c’è” per poter capire se era ancora possibile riaprire la ski area , e per capire se c’erano ancora gli elementi per poter rimettere in gioco tutta la stazione. Caspoggio significava gare sciistiche e turismo del fine settimana. Oggi ci troviamo di fronte ad un turismo “spezzattato” rispetto a quello di una volta. Anni fa si arrivava il 26 dicembre e si rimaneva fino al 6 gennaio, mentre oggi il flusso si concentra principalmente nei week end. L’itinerario che abbiamo fatto ha cercato di mobilitare anche i proprietari delle seconde case, in primis i turisti, anche da un punto di vista economico e la risposta è stata all’altezza attraverso un impegno di 300 Euro per ogni sottoscrivente per arrivare ad una somma complessiva di 90mila Euro. Quindi un impegno per la rinascita di Caspoggio da parte di tutti per tentare il tutto per tutto fino alla fine del 2013 mettendo in gioco anche operatori degli impianti di Bormio e cercando una strada per poter risolvere la questione, perno della nostra economia. Alla fine però la politica ha rovinato tutto e in pratica all’ultimo momento è fallita questa strada. Il percorso che abbiamo realizzato ci ha portato a fare diverse analisi e abbiamo capito che probabilmente la soluzione è comunque diversa rispetto a quella del passato. Si può riaprire anche solo una parte dell’impianto, non tutto, e si può riaprirlo per fare altro, il che significa cercare di sviluppare la ski area in modo diverso, utilizzarla diversamente facendo attività come slittino, sci alpinismo, ciaspole, libertà nella natura, mountain-bike in estate insomma una soluzione diversa ma più in linea alle esigenze turistiche di oggi. Noi abbiamo vissuto dello sci tradizionale, e la chiusura non è stata semplice per tutti ma non vi sono più le condizioni per tenere aperti gli impianti come prima perché il turista ha cambiato le proprie abitudini, perché lo sci costa e, forse, perché non soddisfa nemmeno più. Bisogna spostare l’asse su discorsi alternativi.

D: nel progetto di rilancio di Caspoggio un ruolo importante ce l’ha il Centro per la Montagna?

R: Il progetto Centro per la Montagna risponde a quello che noi pensavamo di sviluppare nel settore turistico-sportivo. Si punta non più su una stazione sciistica ma su una stazione turistica quindi si sviluppa innanzitutto la parte che gravita nel centro del paese, in questo modo si ha un punto di riferimento per poi svilupparci via via più in alto. In estate pensiamo di puntare sul cicloturismo, sulla sentieristica, e pensiamo di portare il turista in quota anche con la seggiovia però facendo altro. In Inverno la parte laterale alla seggiovia sarà dedicata allo slittino, alla mini sciata, allo snowboard e sarà illuminata, se possibile.

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Inaugurazione “Zenith centro della Montagna”

Io ho pensato ad un “jungle park” anche se Della Rodolfa, il gestore del Centro della Montagna, è dubbioso su questo progetto però stiamo analizzando un po’ di alternative rispetto a quello che c’era prima. Di sicuro non staremo fermi, però vogliamo fare cose pratiche anche se ci vorrà un certo numero di anni e nel frattempo dobbiamo creare quelle alternative per attrarre un turismo diverso dal passato. In questo modo si cura molto di più l’ambiente, e guardiamo alla montagna in modo diverso.

D: Chi sono gli attori e gli interlocutori del progetto di rilancio?

R: Le idee per il rilancio sono state presentate in Comunità Montana, in Provincia ed in Regione Lombardia. Ho colto, sul tema del turismo alternativo, interesse da parte degli attori istituzionali perché se noi riusciamo a dare un’immagine diversa di sviluppo c’è la possibilità di poter avere un po’ di risorse. Certo ci confrontiamo anche con una situazione economica difficile con gli enti superiori. Anche loro sono in difficoltà. Con la pista laterale, l’illuminazione, l’innevamento, e la riattivazione del primo pezzo della seggiovia prevediamo di investire 700 – 800 mila Euro. Quello che interessa è sviluppare un progetto nuovo, e che Caspoggio capisca questo, e penso che lo stia capendo difatti durante le feste di natale non ci sono state più proteste così vistose perché l’impianto non era funzionante. Ci sono gli impianti del Palù a Chiesa in Valmalenco che sono a 5 minuti di strada ma parlando con un po’ di esperti anche questa stazione da un po’ di anni è in fase calante soprattutto durante la settimana per cui se non cambiano le cose la situazione diventerà preoccupante anche lì.

D: mentre la comunità di Caspoggio come sta reagendo?

R: Diverse associazioni fanno fatica a capire che non è più tempo di battere le piste da sci ma è necessario iniziare a fare altro. Per il momento, rimangono ancorati a quel modello. La chiusura dell’impianto ha creato uno shock iniziale perché a molte persone bastava l’idea che gli impianti di risalita funzionassero, anche se in realtà non li utilizzavano. Il mondo delle seconde case non ha dato quel respiro economico sufficiente in termini di sviluppo turistico. in termini di presenze sì perché a Natale e in certi periodi dell’anno si riempiono, però in termine di partecipazione attiva allo sviluppo turistico al di fuori dell’esercizio del mero pagamento dei servizi, no. Ho sempre criticato questo tipo di scelta e adesso abbiamo case che sono chiuse per parecchi mesi, vengono riaperte sempre meno perché i costi sono alti, e questo comporta una riduzione delle presenze durante l’anno. Non c’è stata nel tempo una riconversione, manchiamo di B&B, manchiamo di quelle forme di accoglienza che oggi sono richieste, e nel frattempo vi è stata la chiusura di due alberghi. La chiusura degli impianti non ha influito notevolmente sull’economia della seconda casa. I prezzi al mq sono scesi per tutta la congiuntura economica che vige in Europa. Non vi è una stretta correlazione tra i due processi, la chiusura degli impianti non ha comportato una pressione immediata sul mercato delle seconde case.

La crisi dell’impiantistica dura da diversi anni, da 10 anni almeno, il problema è che non si è fatto quel passo culturale necessario a cambiare il sistema. Non si tratta di buttare via quello che è stato, però bisogna cambiare. Da questo punto di vista il passo culturale ed il passo sociale non l’abbiamo ancora fatto.

D: il ruolo delle scuole e della famiglie nel formare una nuova comunità

R: Per quanto riguarda le politiche scolastiche: i numeri ci dicono che per alcuni anni soffriremo per quanto riguarda la scuola, perché ci sono meno nascite. Ci sposteremo sulla pluriclasse se necessario o su altre forme di collaborazione attente a non distruggere il contesto sociale che la scuola attua nei paesi. Il problema è che chiudere una scuola significa perdere una parte della comunità, quella più viva. Dovremo trovare soluzioni innovative che molto spesso si scontrono con il discorso economico.

D: qual è la situazione dal punto di vista degli altri settori economici?

R: Noi abbiamo una Stalla e pochi allevatori, che si occupano in parte degli sfalci dei terreni. Prendono i contributi per questo ed è anche per questo che i prati vengono ancora tenuti in discrete condizioni. Qui non c’è stata una cultura agricola – rurale dopo gli anni 70-80, storicamente ogni famiglia aveva una mucca ma solo per poter vivere, non per scelta prettamente imprenditoriale.

Per quanto riguarda l’artigianato ci sono alcuni imprenditori nel settore del legno e più in generale nel settore dell’ edilizia con piccole aziende famigliari che si occupano delle ristrutturazioni e nuove case soprattutto dei privati.


intervista a Giuseppe Della Rodolfa –  gestore Zenith – Centro della Montagna

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Giuseppe Della Rodolfa – gestore “Zenith – centro della Montagna”

D: Presentaci il Centro della Montagna di Caspoggio

R: Il Centro della Montagna di Caspoggio è un posto accogliente, per le famiglie, per ogni genere di fruitore, non è più un bar, ma è un punto di incontro e sta funzionando. Questo era il primo obiettivo che avevo era quello di creare un punto di incontro per la famiglia che la domenica non sa dove andare, viene qui mangia due pasticcini con il te, i figli fanno una partita a biliardino o a ping pong. Io ho un progetto in testa ed osservo come le persone si muovono all’interno del Centro, cerco di capire che cosa vogliono. Ho capito, ad esempio, che la pista di slittino non va bene perché non ha la pendenza giusta, l’anno prossimo cercheremo di realizzarla spostandola leggermente. A me piace molto osservare forse è una deviazione professionale in quanto sono guida alpina, mi piace osservarle dall’alto perché si capisce meglio come le cose si muovono.

Ovviamente l’idea di creare un punto di incontro scaturisce dalla natura del centro sportivo stesso. Vorrei creare un luogo in cui si faccia educazione allo sport, avvicinamento alla montagna sia dal punto di vista sportivo che culturale, e che diventi di conseguenza un punto di aggregazione sociale per Caspoggio e non solo.

Noi siamo partiti il 6 dicembre 2014 con il progetto Centro della Montagna. Mi hanno affidato l’incarico il 21 Novembre 2014 per la gestione di questo centro sportivo che è di proprietà del Comune di Caspoggio. Mi hanno affidato la gestione per 5 anni ed io ho intenzione di sviluppare il progetto che ho chiamato “Zenith Centro della Montagna” perché dalla mia esperienza di gestione del rifugio Marinelli che ho da 6 anni voglio provare a stimolare la rinascita del paese. Sono partito da un concetto banalissimo perché girando le Alpi mi sono accorto che alla base delle montagne ci sono i paesi importanti: vedi Chamonix e Courmayeur sotto il Monte Bianco, Cortina per le Dolomiti, etc, la Valmalenco è l’unico sito dove ai piedi del Pizzo Bernina nessuno si accorge che abbiamo sopra la testa questa vetta. L’operazione che ho intenzione di fare è quella di portare un po’ di Bernina a Caspoggio. Le persone si sono disaffezionate alla montagna e allora voglio creare curiosità, voglio creare un luogo dove si può chiacchierare e parlare di montagna. A me piacerebbe fare questo. Le cose grandi partono dal piccolo e sono contento che persone del paese che non ho mai visto in un bar vengono qui a bersi il te. a discutere, ad incontrarsi. Per me questi sono i successi. Questa è l’idea. Per questo bisogna “abbassare le montagne” e portarle all’interno della Valmalenco, alla base del Bernina bisogna respirare l’aria del Bernina e questo è fondamentale per me.

Il problema di Caspoggio nasce da una pessima interpretazione di cosa significhi far turismo e dalla mancanza di capitale culturale. In Valtellina abbiamo sempre collegato il far turismo con lo sciare.  Caspoggio non è mai stata una stazione turistica ma è sempre stata una stazione sciistica. Il passaggio che deve avvenire tra una stazione sciistica che si deve riconvertire in turistica passa nello sviluppo di opportunità e di servizi.

Sondrio è stata “città delle ALPI” nel 2007 ma chi si è accorto? L’unica attività alpina nella città di Sondrio l’ho portata io con la pista di pattinaggio in Piazza Garibaldi, la massima espressione dell’alpinismo in città. Il 27 di gennaio 2015 come Guide Alpine abbiamo aperto la sede regionale a Castel Masegra e questo va bene perché sono dei piccoli segnali di un nuovo rapporto con la montagna. Il problema fondamentale della Valmalenco e di Caspoggio è quello di avere un’apertura verso valle cioè verso Sondrio, e verso monte e cioè verso il Bernina.

Ovviamente quando parlo di ‘imparare a fare turismo’ non intendo l’accezione negativa del termine, nel senso di sfruttamento del luogo, dell’ambiente e degli ospiti a scopi puramente economici etc. Quando parlo di imparare a fare turismo, per Caspoggio, intendo imparare a fare accoglienza, a integrare le attività’ e la ricezione degli ospiti con l’ambiente montano, al saper raccontare il nostro ambiente e le nostre montagne.

La chiusura degli impianti, ma sarebbe meglio dire la chiusura di Caspoggio, è in atto oramai da almeno 15 anni per non dire 20. Sono 20 anni che siamo senza prospettive. Ci sono stati questi 20anni di agonia, di illusioni, di cambi di proprietà nella società di gestione degli impianti di risalita ma sono stati inutili, hanno solo peggiorato la situazione. Forse quest’anno per la prima volta ci siamo resi conto che non c’è via d’uscita. L’anno scorso si era costituito un Comitato guidato dal Sindaco per la riapertura degli impianti ma è finito. Io ho cercato di far comprendere che con il mio progetto gli impianti possono essere ancora importanti ma non sono fondamentali. Partiamo dal basso e costruiamo un’alternativa. Perché se costruiamo un’alternativa possiamo anche immaginare di trovare dei potenziali investitori. L’anno scorso a Caspoggio certamente i potenziali investitori non venivano perché non c’era vita, era tutto spento, non c’era nessuno. Adesso con il Centro della Montagna il paese si sta rivitalizzando e si può ipotizzare di salvare almeno una parte degli impianti non più per un uso sciistico ma per un uso turistico in accordo e con basso impatto sull’ambiente, su un modello Alto Adige.

Io spero che il capitolo “stazione sciistica” di Caspoggio sia chiuso, in questo modo diciamo basta, è finita e cambiamo pagina. Utilizziamo quello che rimane degli impianti per creare una stazione di accoglienza turistica (non di tsfruttamento turistico!) in cui si faccia educazione allo sport, e considerando le problematiche sociali per cui una famiglia con due bambini non può permettersi la classica stazione sciistica.

Se riusciamo a creare le condizioni anche economiche per far si che a Caspoggio si venga per imparare a sciare senza spendere 25 – 30 euro per i soli impianti. Reintroduciamo le ore collettive, facciamo sciare i cittadini di Sondrio alla sera magari con lo snowboard, secondo me è questa la direzione. Però speriamo che sia chiusa la parte “stazione sciistica” e impariamo a lasciarci alle spalle il periodo dell’organizzazione delle gare di sci di discesa -che era in accordo con quei tempi- per aprirci ad un periodo di educazione sportiva ed alpinistica in cui puo’ entrare l’organizzazione di eventi e tornei sportivi.

In questo progetto mi sento appoggiato dall’amministrazione comunale, sono appoggiato da una buona parte degli operatori turistici del paese, dagli artigiani locali che mi hanno aiutato a rendere operativo il Centro della Montagna in un mese. Hanno collaborato tutti per l’apertura del Centro: dall’idraulico all’elettricista, al falegname, tutti hanno aiutato con uno sforzo impressionante. Questo fa del mio progetto un progetto in un certo senso collettivo. Come in tutti i progetti ci sono delle resistenze da parte di una minoranza di cittadini che sembrano non volere i cambiamenti, o sembrano non accettare i cambiamenti dei tempi. Noi perseveriamo nel nostro progetto.

D: che cosa ha “dentro” in termini di progettualità il centro per la Montagna?

Il cuore del Centro per la Montagna e’ la montagna stessa, e tutte le attivita’ sportive e culturali ad esso correlata.

Il Centro è diventato da subito la sede delle Guide della Valmalenco. Il Centro può diventare la base per tutte le iniziative collegate al nostro territorio; dal pattinaggio, alla slitta, allo sci, ai gommoni, allo snowboard, alla bicicletta, alle attvita’ di avvicinamento alla natura, all’alpinismo e così via e magari finire con una “pizzoccherata” nei ristoranti. In questa fase sto cercando di far capire il mio progetto agli abitanti ed agli operatori. Ad animare il progetto Zenith ci sono io e un’antropologa, Maria Luisa Nodari, con un dottorato a Cambridge che ha intenzione a breve di costruire una Onlus per gli aspetti culturali. Stiamo ipotizzando, dal momento che lei lavora anche in Tibet, di stabilire un collegamento tra alpi e Tibet, un confronto tra modi di vivere l’ambiente dell’alta montagna. Io ho un contratto per la gestione del centro di 5 anni, ma a me non servono 5 anni per avviare il centro, me ne servono 3 perché o in tre anni il Centro decolla o me ne vado, non perdo tempo.

L’idea è di fare del Centro anche un luogo dove far convergere l’offerta di accoglienza turistica collegata al nostro ambiente, e perciò mi piacerebbe unire anche gli operatori turistici di Caspoggio.

D: oggi siete un laboratorio per la Valmalenco e più in generale per la Valtellina nella prospettiva di una riconversione turistica delle stazioni sciistiche…

R: C’è interesse in Valmalenco a sviluppare i nuovi temi del turismo e dell’accoglienza, a partire da ciò che sta succedendo a Caspoggio. Tuttavia in ogni progetto è difficile parlare a gruppi di persone diverse, anche in Valmalenco. Qui infatti si sta iniziando a parlare di Unione dei Comuni ma il percorso è difficile. Per anni abbiamo sentito parlare della necessità di fare sistema, di cooperare e collaborare, ma io sono in controtendenza nel senso che sono stanco di far parte di consigli inutili, di aderire a progetti che non diventano mai realtà. Non ho più tempo da perdere, e non voglio perdere il mio tempo a far parte di consigli, voglio viceversa impegnarmi per costruire progetti, iniziative, eventi. Ci vuole l’impegno di ogni singolo che va a concretizzare poi è evidente che ci vuole un filo rosso che collega le varie iniziative. Non a caso ho chiamato questo centro Zenith perché l’ho inteso come il punto di riferimento piu’ alto sopra all’osservatore, a cui voglio aspirare. Vedo persone spaventate e non capiscono il perché dopo 20anni questo centro comunale è tornato a funzionare.

D: quale è il tuo percorso professionale ed imprenditoriale?

R: Io mi definisco un appassionato delle cose che faccio. Sono partito da guida alpina, ho iniziato a 14 anni a fare l’apprendista nel settore edile e mi è sempre piaciuto stare a contatto con le persone, mi piace socializzare. Il progetto del Centro della Montagna l’avevo proposto 15 anni fa come centro alternativo di sport per la montagna ma non mi hanno creduto; oggi Caspoggio si trova in questa situazione di difficoltà, per cui si puo’ dire che abbiamo perso 15 anni.

Se Caspoggio avesse creduto 15 anni fa nei cambiamenti non si sarebbe perso tutto questo tempo a discutere sempre di impianti e delle stesse problematiche ma si sarebbe parlato di qualcosa di nuovo, di diverso. Un progetto per me deve avere un inizio da punti concreti, da situazioni concrete, e la prima situazione concreta è stata la creazione di questo bar , un luogo di incontro per tutti. A cui affiancata immediatamente c’e’ un’altra attività, che è quella della pista di pattinaggio. E’ la prima volta che in Valmalenco c’è una pista di pattinaggio artificiale che significa sicurezza nel servizio. Su questa linea vogliamo provare ad inserire attività alpinistiche pratiche come le cascate di ghiaccio o lo sci alpinismo. Stiamo ragionando come creare d’estate attività simili a quelle del pattinaggio invernale e quindi mettere a disposizione biciclette con la possibilità di avere delle figure professionali a supporto. Alla fine stiamo parlando del concetto di imparare a vivere il territorio, a conoscerlo, e anche all’idea di montagna e di ‘avventura’ per tutti, dove l’avventura in montagna può partire dall’accompagnare una persona anziana lungo un sentiero e non solo andare a fare le grandi attraversate alpinistiche.

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D: dallo sci ad un Parco avventura naturale?

No, non intendo questo. L’amministrazione Comunale voleva creare un Parco Avventura, un’infrastruttura molto di moda in questi tempi, ma noi abbiamo già un parco avventura ed è quello naturale quindi, casomai, potenziamo quello naturale piuttosto che crearne uno artificiale. I parchi avventura artificiali li crea chi non ha altro, ma noi dobbiamo sistemare e mantenere i sentieri perché questo è il parco avventura naturale. Ci sono due punti chiave nella valorizzazione del Parco naturale di Caspoggio: la sentieristica e la rimessa in funzione degli impianti fino a Piazzi cavalli per portare le persone in quota. Questo perché molte persone sono disabituate a certe tempistiche di percorrenza per cui si le porti in quota iniziano a comprendere che cosa c’è in alta montagna. Quindi si torna su un utilizzo degli impianti per un uso di accoglienza turistica.

D: sviluppo edilizio, letti freddi, patrimoni immobiliari inutilizzati… che fare?

R: In una comunità come quella di Caspoggio l’attività principale era la pastorizia, poi si formò una piccola lobby locale che iniziò a costruire condomini sottraendo i terreni agli anziani del paese in cambio di pochi soldi, e siamo arrivati fin qui. Questa è stata una conseguenza della povertà del paese, perché nella maggior parte dei casi si trattava di famiglie povere e numerose per cui in cambio di pochi soldi hanno concesso a questi lobby di fare ciò che volevano del territorio. In quel contesto bisognava parlare e preservare il territorio, oggi è tardi però possiamo tentare di risollevarci guardando al territorio in un modo diverso. Oggi i giovani di Caspoggio non possono permettersi di continuare a vivere e ad abitare in paese perché il costo degli appartamenti è di 2 – 3mila Euro al mq. Perché il paese possa rinascere devi creare le condizioni per permettere al giovane di Caspoggio di ritornare ad abitare nel suo paese di origine.


Riferimenti

Il Geoparco della Valmalenco…. una strategia di valorizzazione del territorio sul Blog di Punto.ponte

Zenith – Centro della Montagna di Caspoggio

“La Valtellina e il suo Turismo possono sopravvivere solo con la qualità” di Mario Cotelli sul Blog di Punto.ponte

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