Nel 2005 in Valtellina nasceva l’associazione More Maiorum che ha promosso un “patto” con la natura e con il territorio che prevede il ripristino di terreni incolti per riportarli dallo stato attuale di abbandono ad uno stato fiorente, la reintroduzione di colture antiche, la sperimentazione di nuove tecniche produttive. Punto.Ponte ha incontrato Lucia Longoni in un soleggiato pomeriggio autunnale mentre si svolgeva la raccolta della soja, per approfondire la conoscenza dell’agricoltura biodinamica in Valtellina.

raccolta della soja biodinamica  in Valtellina a cura di More Maiorum – fotografia di Punto.Ponte

D: Perchè la scelta dell’Agricoltura Biodinamica in Valtellina?

R: Abbiamo sempre avuto a che fare con l’agricoltura a livello familiare e amatoriale e, nel 2005 abbiamo sentito questa necessità di fare qualcosa per il territorio valtellinese, perché guardandoci intorno si vedono tanti campi abbandonati, la stessa cosa vale per i vigneti. Vedere l’abbandono dei campi strappati con passione e con tanta fatica alla montagna dai nostri antenati ci dispiaceva. Da questo pensiero, da questa esigenza abbiamo pensato di creare un’associazione che abbiamo chiamato “More Maiurum” per ritrovare e rinsaldare questo legame con il passato.

Abbiamo cercato di trovare un modello di agricoltura che fosse rispettosa dell’ambiente e al contempo collegata ad uno stile di vita sostenibile e da qui ci siamo ritrovati nell’agricoltura biodinamica, nei fondamenti di Stainer. Una filosofia di vita che si fonda non solo su un metodo di coltivazione agricolo ma su un modo di vivere coerente con i tempi ed i ritmi della natura. Siamo partiti dall’agricoltura e coerentemente ci siamo allargati anche al resto della filosofia staineriana a partire dalla pedagogia quando sono nati i nostri figli, ma anche alla medicina, all’alimentazione quindi un approccio antroposofico.

D: E la scelta di costituire un’associazione?

R: Abbiamo costituito More Maiorum per sensibilizzare le persone del territorio a questo tipo di agricoltura e per farlo abbiamo organizzato alcuni eventi eventi sia a livello agricolo che pedagogico cercando di illustrare come un agricoltore biodinamico lavora. Con dei Corsi di Biodinamica abbiamo cercato di trasferire competenze e conoscenze verso questo metodo agricolo e verso i preparati che si utilizzano nell’agricoltura biodinamica. Un’azienda agricola biodinamica dovrebbe essere a ciclo chiuso, nel senso che si produce con gli animali il letame, ma noi di animali non ne abbiamo per cui abbiamo allargato un po’ il ciclo collaborando con l’azienda zootecnica biologica “la Taiada.

Principalmente i preparati che facciamo in collaborazione con amici e agricoltori sono il cumulo di letame e il corno letame che allestiamo intorno a san Michele cioè verso i primi di ottobre. Abbiamo interrato un centinaio di corna che poi verranno dissotterrate intorno a Pasqua, ad aprile. Il preparato che viene estratto viene distribuito tra le varie persone che collaborano con noi. I primi anni abbiamo sempre utilizzato della strumentazione manuale per dinamizzare e distribuire i preparati, da qualche anno ci siamo attrezzati con un dinamizzatore che poi condividiamo con le altre aziende agricole che collaborano con noi in modo che non tutti debbano attrezzarsi con gli stessi macchinari.

L’idea dell’azienda agricola è nata nel 2012 su richiesta delle persone che simpatizzavano per l’associazione e che non avevano la possibilità di coltivare una grande varietà di ortaggi, di cereali, come invece cerchiamo di fare noi. Ci hanno chiesto di produrre un po’ di più per poter assaggiare i frutti del nostro lavoro soprattutto a livello locale. Noi ci proponiamo al mercato locale attraverso la vendita diretta, partecipiamo al mercato biologico a Sondrio una volta al mese, e poi attraverso i negozi biologici che ci sono a Sondrio e Morbegno.

R: Nell’annata agraria che cosa avete prodotto?

R: Per quanto riguarda gli ortaggi abbiamo piantato un po’ di tutto anche perché una parte di quello che produciamo è destinata all’autoconsumo. Non avendo serre ci adeguiamo agli andamenti stagionali. Per quanto riguarda gli ortaggi freschi abbiamo prodotto zucchine, fagiolini, pomodori, e in questo momento abbiamo porri, verze, peperoni, melanzane. Per quanto riguarda i cereali abbiamo seminato segale sia quella valtellinese che un’altra varietà perché quest’ultima è più piccola e presenta minori problemi al momento del raccolto. Spesso la segale valtellinese essendo molto alta si alletta e quindi va raccolta a mano.

Abbiamo seminato anche il farro monococco e anche questo è un grano antico come la segale di Valtellina. Solitamente preferiamo seminare grani antichi, sia perché sono più nobili ed anche perché a livello nutraceutico danno meno problemi in termini di allergie e intolleranze. Per questo abbiamo scelto il farro monococco da cui deriviamo la farina. La segale antica di Pro Specie Rara la utilizziamo sia in chicchi per fare le zuppe o per fare germogli, o la trasformiamo in farina per fare principalmente pane. Seminiamo anche il mais che ha almeno 45 anni perché viene dalla mamma di mia suocera che l’ha avuto in eredità quando si è sposata. In realtà il mais si ibrida abbastanza facilmente e l’azienda agricola è circondata da campi di mais, per questo motivo cerchiamo sempre di selezionare le pannocchie più belle.

Gran parte delle lavorazioni vengono fatte a mano, e l’essicazione viene fatta naturalmente con un fienile che abbiamo adibito a questa funzione. Seminiamo il:

  • grano Saraceno che trasformiamo in farina perché non riusciamo a decorticarlo, così come dal mais ricaviamo la farina per la polenta ed il fioretto.
  • grano tenero, anche in questo caso si tratta di un grano antico, il “Solina”. Un grano antico che, nel nostro caso, arriva da l’Aquila e quindi è un grano alpino ed ha la particolarità che una volta macinato e cotto rimane grigio. E’ un frumento che è meno ricco di glutine rispetto ad altri e quindi anche per questo dà meno problemi di intolleranze, è adatto per la panificazione e per fare paste fatte in casa. Anche per questo tipo di grano noi consumiamo sia il chicco che la farina.
  • “Senatore Cappelli” un grano duro adatto sia per la pasta che per il pane. Seminiamo Orzo, la soia gialla che viene utilizzata per fare il latte di soia o il tofu e che consumiamo molto anche in insalata oppure nelle zuppe abbinata alla polenta.

D: Oltre alle ortive ed ai grani antichi di quali altre produzioni biodinamiche vi occupate?

R: Abbiamo un uliveto di 12 anni composto da un centinaio di piante. L’anno scorso siamo riusciti a raccogliere 150 Kg. di olive e per la prima volta siamo riusciti a produrre l’olio.

La vigna da cui produciamo vino biodinamico ha una superficie di circa 8mila mq, una parte ha delle barbatelle di 3 anni, mentre il resto è una vigna storica della famiglia di mio marito che da almeno 20anni è coltivata in biologico. E’ una vigna che ha raggiunto un equilibrio, e lo si vede soprattutto durante la fase vegetativa confrontandola con le vigne confinanti perché la parte vegetativa è più limitata. Vi sono altri due appezzamenti; il primo che abbiamo recuperato e re – impiantato nel 2007 perché era stato abbandonato e si era trasformato in un bosco. L’abbiamo acquistato, recuperato e piantumato con il sistema dei ciglioni orizzontali.

Avendo a disposizione la paglia dei nostri cereali abbiamo provato a fare della pacciamatura sia per allontanare l’erba dalle barbatelle ma anche perché nelle vigne noi seminiamo il sovescio che è questo mix di cereali e sementi che servono a portare nutrimento al terreno.

D: Queste produzioni biodinamiche dove trovano mercato?

R: Da luglio 2014 è partita questa prima esperienza di mercato biologico a Sondrio. Il venerdì di ogni fine mese in collaborazione con il Comune di Sondrio, i commercianti del Centro storico di Sondrio, la Coldiretti e alcuni dei produttori biologici valtellinesi che hanno voluto aderire all’iniziativa ci si ritrova. Si tratta di un mercato dedicato ai soli produttori biologici localizzato in P.zza Cavour (piazza Vecchia) a Sondrio. Come primo tentativo abbiamo fatto 3 venerdì – luglio, agosto, settembre – e in realtà abbiamo visto che le persone si sono trovate bene, son state contente anche perché negli ultimi anni c’è una maggiore sensibilizzazione sul tema del biologico e della qualità del cibo. Abbiamo deciso di prolungare questa esperienza anche il prossimo anno, sperando che si unisca qualche altro produttore, ora siamo in otto soprattutto produttori di ortaggi o di piccoli frutti.

Per quanto riguarda il mercato, la gran parte dei prodotti che produciamo viene commercializza principalmente attraverso i negozi biologici locali di Morbegno e di Sondrio. Al momento questa rete distributiva assorbe le quantità di prodotto che produciamo mentre per il futuro si tratterà di decidere di crescere attrezzandoci con qualche macchinario.

D: Come Associazione aderite anche all’iniziativa nazionale Seminare il Futuro?

R: Aderiamo all’iniziativa “Seminare il futuro” poiché tra gli obiettivi principali che ci siamo posti come Associazione vi è quello di “fare cultura” sulla provenienza del cibo favorendo le produzioni locali. La maggior parte delle persone che partecipano a “Seminare il Futuro” proviene da Brescia, Bergamo o Milano, e questo dipende anche dal fatto che la comunicazione dell’evento viene fatta dalla ECOR a livello nazionale. Non molti dei partecipanti sono valtellinesi, anche se ultimamente colgo un po’ più di attenzione verso questo tipo di iniziative anche in Valtellina. A livello locale sarebbe interessante farlo con la collaborazione di più aziende, chiaramente devono essere o biologiche o biodinamiche, e dovrebbe interessare più punti della Valtellina con la finalità di sensibilizzare il territorio e le comunità locali. In maniera correlata si potrebbero fare diverse iniziative. Noi abbiamo presentato un progetto alla C.M. di Sondrio per dare continuità alla semina e quindi arrivare fino alla mietitura tenendo aggiornati i partecipanti sulla crescita del grano, farli partecipare ad una raccolta esemplificativa in modo da far vedere l’intera filiera: come si raccoglieva in passato il grano; come si selezionava attraverso la battitura a mano; come si macina e da lì la panificazione con lievito madre. Nei prossimi mesi costruiremo un forno in argilla in modo da poter panificare. E’ evidente che una partecipazione a livello locale consentirebbe di seguire tutte queste fasi.

In questo momento non abbiamo uno spaccio però abbiamo un laboratorio attrezzato per le farine e l’apicoltura. Ci siamo attrezzati con un mulino perché abbiamo le certificazioni Demeter e Biologico e di conseguenza tutta la filiera deve essere Bio, e qui in Valtellina è difficile trovare dei mulini certificati che trattino tutte le varietà di cereali, visto che la maggior parte dei mulini macinano grano saraceno e mais. Coltiviamo anche il farro, la segale ed altri grani antichi. Abbiamo deciso di acquistare un piccolo mulino che ha le macine in pietra e la struttura è in legno. L’abbiamo acquistato in Austria e così possiamo produrre anche farine da commercializzare.

Lucia Longoni a Seminare il Futuro – fotografia More Maiorum

D: E dal punto di vista dei risultati economici?

R: Per il momento l’attività dell’azienda agricola biodinamica è solo integrativa. In futuro pensiamo di potenziare l’aspetto agricolo in modo da raggiungere la piena autonomia. Per potenziare l’aspetto agricolo è necessario potenziare le produzioni, però per fare questo dobbiamo attrezzarci con macchinari perché pensare di raccogliere tutto a mano è problematico. Il prodotto raccolto a mano acquista valore perché facendo tutto a mano puoi controllare la qualità del prodotto. Fare questa scelta però comporta dei tempi superiori e quindi dei costi di manodopera superiori. Adottiamo il sistema delle rotazioni per cui abbiamo diversi appezzamenti a prato, e questo ci consentirebbe di aumentare le produzioni. Il potenziamento delle produzioni è però legato al tema del mercato, è inutile produrre, ad esempio più segale se poi non c’è il mercato.

D: Pensate all’organizzazione di un sistema di mercato?

Abbiamo provato 4 anni fa a fare degli incontri con i pochi produttori biologici che operano sia in Valtellina che in aree limitrofe per valorizzarci, però non siamo ancora riusciti ad aggregarci sotto forma di associazione, di consorzio, di rete fra imprese.

La scelta sta nel decidere se dedicarci all’agricoltura principalmente per passione, per amore, per rispetto nei confronti della Terra, oppure porsi l’obiettivo di arrivare a dei risultati economici significativi. La nostra scelta attuale ha privilegiato la passione verso l’agricoltura e di conseguenza non facciamo conti economici, non calcoliamo le ore di lavoro che investiamo. Una scelta che deriva anche dal fatto che il nostro sostentamento viene da altre attività professionali e di conseguenza possiamo anche fare questo tipo di ragionamento.

D: Cosa pensate dell’attuale sistema di contribuzione alla aziende agricole?

I contributi pubblici all’agricoltura in realtà creano problemi perché prima di tutto disgregano. Finora i contributi sono andati alla singola azienda e di conseguenza ognuno si è attrezzato con macchinari e macchine operatrici molte volte inutili oltre che costose.

L’anno scorso noi abbiamo anche provato a chiedere per la raccolta del saraceno ad un’azienda di Teglio la mietitrebbia ma si tratta di una macchina operatrice molto grande e per essere spostata deve essere caricata su un camion e quindi il costo per poterla utilizzare era enorme. La collaborazione è un punto di forza a cui bisognerebbe giungere, però per arrivare a questo traguardo va cambiata la mentalità. Per il futuro anche il discorso dei contributi non sarà solo centrato sulle singole aziende, ma più che altro su progetti anche presentati da più aziende e questo potrebbe essere un incentivo a collaborare. La nostra esperienza ci dice che quando abbiamo cercato di aggregare i pochi produttori in realtà non siamo riusciti a generare nulla. Dopo 4 anni, pur continuando a fare incontri, non siamo ancora arrivati a nulla.

D: Questa situazione di carenza di operatori e macchinari che impatto ha sulla vostra attività?

Questa situazione di carenza di operatori biologici è un problema soprattutto dal punto di vista delle lavorazioni. Noi mandiamo il farro in provincia di Cuneo a decorticare, perché in Valtellina non c’è nessuno in grado di farlo. Ci vorrebbe anche un essiccatoio per i cereali. Il consumatore è sensibilizzato, però manca tutto il resto: le strutture, le lavorazioni, le funzioni. Mancano gli agricoltori, manca l’attrezzatura, manca la filiera. La richiesta di prodotti biologici e biodinamici in Lombardia è molto più elevata dell’offerta e questo vuol dire che il consumatore cerca il prodotto di qualità che però non trova, non c’è.

D: Organizzate eventi legati alle pratiche biodinamiche?

R: Gli eventi che organizziamo in maniera ciclica sono quelli legati alla preparazione di alcuni preparati biodinamici che sono il corno letame, il cumulo di letame e il dissotterramento del corno letame. Poi c’è “Seminare il Futuro”, un’iniziativa nazionale e annualmente organizziamo degli eventi “ad hoc”. Nel 2014 abbiamo deciso di presentare questo progetto sulla filiera del grano dalla semina alla macinatura alla panificazione. L’associazione comunica in forma digitale tramite una pagina Facebook, un sito e attraverso una mailing list.


Riferimenti

Valtellina – ripartire dalle «nicchie» e dalle specificità locali
BIO-DISTRETTO – La frontiera dell’Agricoltura futura per la Valtellina

Collegamenti

Associazione per l’Agricoltura Biodinamica
Rudolfsteiner italia
Demeter Associazione Italia – Associazione di produttori, trasformatori e distributori di prodotti agricoli e alimentari biodinamici
FederBio – Federazione Italiana Agricoltura Biologia e Biodinamica
AIAB – Associazione Italiana per l’Agricoltura Biologica

fine 🙂

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