Le parole sono importanti, bisogna saperle usare, dosare, tenere in equilibrio, trattenerle quand’è necessario o lasciarle andare. «Ripartire dalle nicchie e dalle specificità locali», non è un titolo-specchietto, è piuttosto l’immagine di un territorio che si proietta nel futuro a partire da una ritrovata consapevolezza del proprio patrimonio identitario e delle proprie risorse antropologiche, territoriali, comunitarie. Certo in “mezzo” c’è la devastazione del paesaggio nel fondovalle, la crescita senza programmazione dello sviluppo edilizio e residenziale, il consumo di suolo collegato al disordine urbanistico che sostiene lo sprawl alpino e la desertificazione sociale dei piccoli borghi.

La bassa Valtellina… le trasformazioni del paesaggio alpino nell’era dell’Urbanistica “fai da te” – Fotografia di Andrea Fiore

Certo “in mezzo” c’è il declino di un modello territoriale fatto di turismo di massa senza qualità, di agricoltura convenzionale, e di edilizia mutuata dai modelli della periferia periurbana, che non ha saputo (e non sa) aggregarsi e posizionarsi rispetto alle parole della “nuova economia”. Non è più nemmeno il caso di discutere se questa situazione di crisi derivi dall’incapacità delle attuali classi dirigenti locali di comprendere e capire che il “nuovo” non ha più niente a che vedere con i consolidati meccanismi di sviluppo fondati in larga misura sulla distribuzione – dissipazione di risorse pubbliche. Oggi le nuove opportunità di sviluppo si intercettano con infrastrutture digitali, con reti immateriali, con la condivisione di intelligenza, saperi, approcci creativi, valorizzando le giovani generazioni, e riconoscendo il talento.

 

C’è da pensare e da fare una nuova Valtellina a partire dall’Agricoltura, l’anima profonda del territorio. Una Valtellina in cui la qualità, le specificità nelle produzioni, l’ottimizzazione della tipicità, generi valore aggiunto da stratificare sulle infinite varietà delle produzioni della terra che qui esistono. Una Valtellina in cui le coltivazioni di pregio legate alla biodiversità alpina, realizzate con metodi biologici generino ed alimentino filiere agricole e agroalimentari in grado di rifornire i mercati locali ed extralocali.

Finora se n’è solo parlato o ci si è limitati a nominare il futuro con etichette e slogan che non hanno poi trovato applicazioni concrete. Non è quella la strada. La via è fare sul serio, mettendo in campo un accompagnamento progettuale, tecnico e formativo degli agricoltori e dei trasformatori dei prodotti agricoli. Di qui la necessità di nuove alleanze tra piccoli produttori, tra cercatori di nicchie, e i nuovi linguaggi del sapere, della creatività, della tecnologia, avendo chiaro che è finito il tempo delle rendite di posizione e dei contributi a pioggia. Da qui la proposta di Punto.Ponte di dar vita ad una Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile riprendendo e ri-attualizzando l’esperienza di fine ottocento delle Cattedre Ambulanti di Agricoltura che favorirono l’avanzamento tecnico e organizzativo dell’agricoltura.

Oggi, come allora, è necessario favorire un assiduo contatto col mondo agricolo mediante conferenze e corsi, campi dimostrativi, sopralluoghi e consulenze a singoli imprenditori, scambi di esperienze e collegamenti e rapporti con i sistemi agricoli più avanzati dal punto di vista dell’agricoltura sostenibile.

La Valtellina delle nicchie e delle specificità locali ha l’opportunità di diventare il baricentro di un Corridoio Verde che comprende altre due aree con le quali confina e che hanno avviato un processo di sviluppo locale partendo dall’Agricoltura: la Val Camonica e la Val Poschiavo.


Riferimenti

Valtellina – Quando comincia a mancare la terra sotto i piedi – montagne senza terra

E’ tempo di parlare di Smart Valley

Regione Valposchiavo: una Smart Valley 100% Bio

Biodistretto e Smart Valley: il caso della Valposchiavo

Biodistretto di Alessandro Carucci 


 Fine 🙂

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