Il tema dell’agricoltura urbana e in particolare degli orti di nuova generazione è al centro dell’attenzione pubblica già da alcuni anni e nella città di Bologna si registra il proliferare di nuove attività promosse da istituzioni, associazioni e gruppi di cittadini. Il numero di persone che chiedono di poter usufruire di un orto pubblico è in costante aumento.


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Nelle recenti realizzazioni di aree verdi il tema degli orti ha assunto un’importanza via via maggiore, ma lo stretto rapporto fra aree ortive e giardini pubblici non è nuovo per Bologna e numerosi parchi cittadini hanno da tempo al proprio interno o ai propri confini orti urbani.

Il concorso “Orti per tutti” ha coinvolto professionisti, creativi ed esperti, nella progettazione di nuove aree ortive, con attenzione a criteri di sostenibilità, al design, alle scelte agronomiche, fino ad arrivare alle caratteristiche di inserimento nel contesto urbanistico.

In particolare il concorso insisteva nell’individuazione di un sistema di soluzioni di carattere prestazionale, corredate di requisiti ed eventualmente di esempi,  così da costituire delle “linee guida” per la realizzazione di nuovi orti urbani di piccole-medie dimensioni all’interno di aree verdi pubbliche.
Le “linee Guida” contengono indicazioni utili in tema di:

  • arredi e materiali complementari: recinzioni perimetrali e accessi, recinzioni interne, pavimentazioni, elementi segnaletici (bacheche, pali, ecc.), contenitori per la raccolta dei rifiuti vegetali e non, area per il compostaggio, eventuali contenitori per lo stoccaggio dell’acqua di irrigazione, sedute, tavoli e altri elementi di arredo;

  • elementi vegetali: alberi, arbusti, rampicanti, siepi perimetrali, ecc.;

  • impianti tecnologici: di raccolta e accumulo acque piovane, di irrigazione, di raccordo alla rete fognaria e alla pubblica illuminazione;

  • manufatti per la socializzazione come tettoie e pergolati, strutture per il ricovero degli attrezzi e dei materiali vari, servizi igienici.



Con il Concorso “Orti per tutti” l’amministrazione comunale di Bologna prova a ridisegnare lo stile degli orti urbani con l’obiettivo di renderli più omogenei e integrati nel tessuto aree verdi comunali. Con la premiazione di Tre orti «pilota» si tenta di ridisegnare lo stile dell’agricoltura urbana in città come Bologna abbandonando la confusione di lamiere e bidoni per puntare su un modello di design eco-chic..


1° premio: progetto n.3 Capogruppo arch. Massimo Peota di Rovereto (TN)

Tre le aree verdi della città che ospiteranno per prime (la realizzazione è prevista per il 2015) il nuovo modello di orti urbani indicato dal progetto vincitore di «Ortipertutti»: il giardino Giuseppe Impastato del Savena, il nuovo giardino di via Fratelli Pinardi al Navile e il parco Campagna al San Vitale. Il modello su cui verranno realizzati i nuovi orti è quello tracciato dal progetto dell’architetto di Rovereto (TN) Massimo Peota (Capogruppo), 1° classificato al concorso «Ortipertutti» sugli 81 progetti presentati. 



Un design modulare, che alterna aree ortive ad aree a prato, con tondini di acciaio che proteggeranno le coltivazioni e strutture in materiali green (come l’ecopallet) per riporre attrezzi, raccogliere composte e rifiuti o realizzare servizi igienici. Una prima sperimentazione in tre aree verdi, realizzata grazie a 100 mila euro già messi a bilancio quest’anno, che diventerà poi il modello per la nuova agricoltura urbana sotto le Due Torri. «Con il nuovo Rue (regolamento urbanistico edilizio, ndr) in corso di approvazioni gli orti urbani potranno nascere anche nelle aree di verde pubblico — sottolinea l’assessore all’Urbanistica, Patrizia Gabellini — ma non potranno essere fatti in modo qualunque, ma seguendo dei nuovi criteri». Anche perché, come fa notare Maria Luisa Boriani dell’Ordine degli Agronomi, «i palazzi nei dintorni delle aree coltivate in città vivono spesso come elementi di disordine la presenza di orti urbani. Il nuovo regolamento servirà appunto a superare questi preconcetti e mettere ordine alle aree verdi coltivate ».  A gestire le tre aree pilota del progetto saranno associazioni o singoli cittadini, ma la decisione definitiva non è ancora stata presa.


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Paesaggi Edibili – il 3° progetto classificato Capogruppo arch. Valeria Bruni di Torino


Scheda progetto vincitore

Il progetto si è focalizzato su due obiettivi principali:

  • L’incremento di una valenza ecologico-paesaggistica per le nuove aree, grazie ad uno schema d’impianto ripetibile e modulare, il quale può adattarsi a tutti gli orti urbani presenti nella città di Bologna;

  • Concepire le aree anche come luogo di socialità e quindi aperte a tutti, mantendo però un livello di sicurezza negli spazi più privati all’interno del progetto.

La progettazione all’interno delle tre aree di progetto delle parti non dedicate all’agricoltura urbana risulta fondamentale per il compimento dei due obiettivi, i quali possono aiutare il sistema “città” a diverse scale di grandezza.

Il fenomeno degli orti urbani a Bologna è una realtà ormai consolidata. La loro diffusione è quasi omogenea all’interno dell’abitato. Pur essendo aree verdi, la loro monofunzionalità li rende non considerabili nella carta comunale della rete ecologica. Il progetto propone quindi la creazione di una micro rete urbana connessa alla rete principale che produrrà un notevole innalzamento dei livelli di biodiversità della città a benificio di tutti i cittadini.


premiazione
la premiazione


Intervista ai Vincitori a cura di Edilio – il portale dell’edilizia

1. L’ambizione
D: Siete partiti dall’osservazione delle aree ortive “classiche” per poi immaginare un’evoluzione concettuale che migliori la vivibilità dell’area creando opportunità in prospettiva. Qual è l’idea originale di fondo del vostro lavoro?

R: Il progetto nasce da un attento studio delle aree ortive classiche al fine di migliorarne la fruibilità e la vivibilità. L’obiettivo preposto è quello di scardinare le vecchie logiche con un nuovo approccio di tipo paesaggistico, rendendo quindi il paesaggio la vera matrice del progetto. Tale visione ha una duplicità di obiettivi:
– da una lato considerare gli orti come elementi di rilevante valenza ecologica allo scopo di creare una micro rete urbana, connessa a quella già esistente, nell’intento di produrre un notevole innalzamento dei livelli di biodiversità all’interno della città a beneficio di tutti i cittadini;
– dall’altro tradurre questi spazi in nuovi luoghi di socialità dove diversi tipi di utenti possono trovare ristoro.
Il progetto quindi abbandona la logica dei tipici recinti inclusivi per dare spazio ad un nuovo impianto aperto, più flessibile, e che esalti l’estetica paesaggistica dell’intervento.
L’impianto proposto è basato su un sistema a fasce nelle quali si trovano sia le parcelle ortive che aree a prato. Questa regola compositiva risulta essere facilmente applicabile a tutti i contesti urbani di progetto (quartiere Navile, Savena, San Vitale) e permette un alto grado di adattabilità a successivi sviluppi e modifiche. Tale struttura è poi servita da una serie di percorsi longitudinali sui quali si attestano i diversi manufatti e arredi.

2. I legami
D: Come avete pensato ai legami, sia tra gli ortolani che con la città?

R: Il progetto si fonda sull’obiettivo di intessere legami e relazioni forti con il contesto a varie scale. Alla grande scala, i legami con lo spazio urbano si sviluppano nel disegno di nuovi percorsi e nel recupero di quelli esistenti, nella creazione degli ingressi e delle recinzioni a diversi gradi di permeabilità e matericità. Tali operazioni consentono così di ricucire e restituire queste aree alla città di Bologna, non più come semplici spazi verdi ma come veri e propri parchi attrezzati.
Il progetto declina lo sviluppo di relazioni e interazioni anche ad una scala minore, quella cioè umana e sociale. Infatti, con il nuovo progetto, gli spazi dedicati agli ortolani (deposito attrezzi, area compostaggio ecc…) s’intrecciano e si relazionano con gli altri spazi di tipo ricreativo, ludico e didattico presenti all’interno delle aree. Questa mixitè di funzioni permette l’incremento e la diversificazione del tipo di utenza interessata ad accedere alle nuove aree ortive favorendo così lo sviluppo di scambi e interazioni sociali.

3. Gli spot ecologici e la biodiversità.
D: L’eco-follies. A cosa servono esattamente?

R: L’eco-follie è una sorta di “installazione di paesaggio”, l’idea nasce da un’analisi ad più ampia scala della città di Bologna.
Se consideriamo l’elevato numero di orti urbani all’interno della città, ci rendiamo conto di come questi, se progettati non solo come particelle ortive, ma come dei veri e propri tasselli verdi, possano incrementare la biodiversità e migliorare la percezione degli orti urbani. Così facendo questi luoghi possono essere vissuti e percepiti come aree a parco.
Da qui l’idea dell’impianto di intervallare fasce ortive a fasce a prato in cui inserire le eco-follies.
L’eco-follies caratterizzano le fasce a prato e possono ospitare: arnie urbane, nidi urbani, grandi esemplari di alberi. Esse inoltre diventano degli elementi fissi, i quali garantiscono la presenza costante aree prative anche in futuro in cui per necessità avvenga un aumento delle particelle ortive.

4.L’impianto tecnologico
D: Si parla molto di utilizzo del pallet in arredo urbano legato a situazioni di co-progettazione tra pubblico e privato. L’utilizzo del pallet oltre il fascino della moda: pregi e difetti di un materiale di riuso?

R: I pallet hanno molti vantaggi, sono economici, sono portanti e sono impilabili. Sono come dei mattoncini lego con cui anche i non addetti ai lavori possono divertirsi nel provare le varie combinazioni, e probabilmente per questo sono spesso usati nelle situazioni di co-progettazione.
Nel nostro caso e in questo progetto il pallet è solo una scelta economico-funzionale. I vari manufatti richiesti nel bando dovevano soddisfare esigenze inerenti alla loro manutenzione e/o sostituzione. Facendo un rapido conto economico in fase preliminare ci siamo resi conto che il pallet era l’unico elemento che ci permetteva di mantenere i costi bassi per quanto riguarda i manufatti, permettendoci così di poterci concentrare su altri dettagli che influenzavano molto di più la qualità del progetto.
Nelle successive fasi del progetto sarà uno dei punti che riesamineremo. Con un computo più dettagliato magari potremmo orientarci verso un altro materiale o un’altra tecnica costruttiva mantenendo però l’idea estetico-funzionale prevista.



Fonti



fine 🙂

 

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