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Professioni green

La condizione del lavoro giovanile in Italia

L’Italia non è storicamente una nazione che ha avuto particolari attenzioni alle condizioni di vita delle nuove generazioni. Nella storia delle Repubblica Italiana non vi è mai stato un Ministero dedicato allo sviluppo di politiche rivolte espressamente a questa condizione anagrafica ed esistenziale (a differenza della Francia, ad esempio) tant’è che ancora oggi le (poche) risorse rivolte ai giovani dipendono in larga misura dal Ministero dell’Interno. Un retaggio che viene del regime fascista che si è mantenuto nel tempo e che ha sempre visto i giovani più come un “problema” che come una “risorsa” per il paese. Questa visione ha pervaso tutti gli aspetti del mondo giovanile ed anche nel mercato del lavoro i “giovani” hanno finito per essere i soggetti meno tutelati dal punto di vista contrattuale. Certo negli ultimi decenni sono stati introdotti dispositivi giuslavoristici come i Contratti di Formazione e Lavoro che hanno consentito di formare una nuova leva di operai e quadri nelle piccole e medie imprese italiane; si è successivamente “riformato” l’Apprendistato passando attraverso il Lavoro Interinale; mentre dal punto di vista imprenditoriale vi è stata la lunga esperienza della LEGGE 44 a favore dei giovani del Sud Italia (poi estesa anche alle Regione del Nord) per passare al del Prestito d’Onore, fino ad arrivare all’oggi con gli incentivi a favore delle Startup. In questi decenni il lavoro è cambiato nei suoi statuti fondativi, nelle sue culture. nella sua composizione sociale….. ma il problema dei giovani e del lavoro più che sciogliersi si è ulteriormente complicato perchè sono riapparse tutte le forme “storiche” del lavoro: dalla schiavitù ai lavori servili, dalle corporazioni, al lavoro precario, malpagato e deprivato di contenuti professionali. Forse solo il Presidente del Consiglio Renzi immagina ancora un mondo del lavoro dove il “posto fisso” esiste ancora……. le ricerche dicono, al contrario, che oggi il lavoro giovanile molti casi è una “gabbia” da dove risulta difficile uscire perchè sono venuti meno tutti quei meccanismi di mobilità sociale e professionale che hanno consentito alle generazione del ‘900 di costruire futuro. Se il lavoro oggi appare una “condanna” non stupisce che in Italia, così come in tutte le nazioni “progredite”, si stia diffondendo il fenomeno dei NEET e cioè di giovani che non studiano, non lavorano, non cercano un lavoro, cioè non fanno assolutamente nulla. In Italia sono più di 2milioni secondo quanto stimato dall’ISTAT. Ma poi c’è la dura condizione lavorativa dei giovani immigrati di seconda generazione a cui spettano in molti casi carriere già stabilite dalle “gabbie etniche”, e che dire di collaboratori, stagisti/e, partite Iva, collaboratori a progetto…..

Abbiamo di conseguenza pensato di raccontare i “mondi” del lavoro giovanile attraverso una serie di cortometraggi e video che sono apparsi sulla rete negli ultimi tempi fatti di microstorie, stereotipi e luoghi comuni..

Buona visione 🙂


Giurami che non lavorerai mai”

Il posto fisso è diventato un’utopia, non c’è lavoro, non c’è futuro. Ma i giovani italiani stanno davvero così male? Come reagirebbero se si trovassero davanti a un’offerta di lavoro irrinunciabile? La satira di The Jackal ci aiuta a capirlo


‘Freelance sì, coglione no’, tre videomaker chiedono rispetto per il lavoro creativo

‘Non c’è budget. Però ti fa curriculum. Vuoi mettere la visibilità? Lo puoi mettere in portfolio’. Chi mai si azzarderebbe a dirlo all’idraulico a fine lavoro? Invece, succede tutti i giorni a giovani che praticano professioni intellettuali e soprattutto creative. Tre di loro – Niccolò Falsetti, Stefano De Marco e Alessandro Grespan – della Zero Pirate Filmmakers hanno messo su Youtube la campagna provocatoria #CoglioneNo in tre soggetti: idraulico giardiniere, antennista (nel video). “Siamo giovani, siamo freelance, siamo creativi ma siamo lavoratori, mica coglioni” è la tesi dei tre che chiedono rispetto per i lavori creativi. Dal 13 gennaio sul web, i tre video registrano il moltiplicarsi vorticoso di visualizzazioni, like e condivisioni sui social.






Volontari? No grazie

Ecco il contro-spot dei ragazzi dell’associazione Act contro il precariato e il lavoro gratis durante Expo 2015

Lo spot ufficiale di reclutamento dei volontari per Expo a Milano, modificato dalla campagna Act, che scrive in calce al video: “Ad Expo 2015 infatti circa 18.500 persone lavoreranno gratuitamente con la scusa di aggiungere esperienza al curriculum e accumulare nuovi contatti. Noi crediamo che non sia accettabile un modello basato sul lavoro gratuito. La dignità non ha prezzo, il lavoro si paga!

«Non si può utilizzare la scusa del grande evento e delle ipotetiche opportunità che può portare per far lavorare a zero euro centinaia di migliaia di persone» sono state le parole dei giovani.

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