Lorenzo carapellese
Lorenzo Carapellese, urbanista

Spumeggiante, inusuale, interessante, profonda, divertente….. la serata di ieri sera organizzata dalla “Manifattura delle Idee” del PD presso gli orti di Via Leonardo da Vinci a Modena. Una serata che penso avrà profonde conseguenze sul futuro urbanistico della città anche a breve. E non solo. Credo e spero si preannuncino frequenti ed altrettante “dispute” sulla questione degli orti urbani in città, ma anche a livello regionale.

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“Ortipertutti” – il concorso di progettazione per l’agricoltura urbana di Bologna

Ieri sera con la leggerezza di un colibrì e il salire veloce nel cielo del falco, prima Gino Pennica (Presidente dell’Associazione OrtiCondivisi) poi Erasmo Righini (Presidente dell’Associazione Nazionale Centri Sociali, Comitati Anziani e Orti) poi Pier Luigi Musarò (sociologo dell’Università di Bologna) ed infine Caterina Giusberti (giornalista di Repubblica a Bologna) è stata illustrata – purtroppo solo in pillole – la storia degli orti per anziani a Modena per passare agli orti urbani di New York con una leggera deviazione su Bologna. E come di conseguenza l’orto abbia modificato “l’urbanscape” e pezzi di città sotto i nostri occhi. E poi sono arrivate le vibrazioni di migliaia di cittadini silenziosi intenti da anni a coltivarsi l’orto attraverso le parole e le voci degli ortolani urbani il cui risultato finale oltre a pomodori, lattuga piselli e fagioli è solidarietà, cura, cultura ed agricoltura e poi ancora amicizia, botanica, tolleranza e tantissimo altro. Siamo venuti a sapere che a Bologna ci sono quasi 5.000 domande in lista di attesa per vedersi assegnato un orto, che là gli orti li danno a tutti e non solo agli anziani. Che hanno addirittura rivisto completamente il Regolamento Urbanistico Edilizio per cercare di governare anche sul territorio una questione che oramai è completamente di tipo sociale con profondissime ripercussioni sull’economia urbana e sulla filiera corta del consumo famigliare. E che in definitiva a Bologna quasi tutti non parlano che di orti urbani. Un trend, ma non solo, molto ma molto di più.


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Associazione Orticondivisi di Modena

Si è parlato di orti e disabilità, di orto e malattia mentale, ma pure di orti e ricuciture urbanistiche e ciclabilità. Di orticoltura e regolamenti di convivenza. Di fatto una storia di successo che a partire dagli anni 70 ha visto il diffondersi degli orti per anziani, ma che oggi vogliono giustamente anche i non pensionati, indipendentemente dall’età e dalla professione. A Bologna hanno fatto anche “l’orto della pace” per diminuire i conflitti fra due caseggiati. A Modena associazioni di “ orti condivisi” han preso in cura terreni semi-abbandonati di proprietà pubblica in cui alcuni disabili han trovato gioia e conforto. Così come pure a Milano, Mantova, Ferrara e Reggio Emilia. Da questa serata, sensazioni belle e forti, di voglia di stare insieme, di condivisione, di speranza e di futuro.



Uno sciame operoso di talenti, anime e sentimenti che, per quel che mi riguarda sarà capace di influenzare anche il futuro nuovo Piano Strutturale Comunale, al pari della Mobilità, della qualità urbana, dei regolamenti edilizi così come pure della destinazione d’uso dei suoli, sino al regolamento edilizio per le profonde connessioni tra orticultura/ agricoltura urbana e città. Finalmente un’altra urbanistica non accomunata all’ edilizia. Si dovrà ragionare sulla destinazione dei numerosi terreni pubblici non utilizzati o non ancora destinati ad usi specifici, sulla possibilità che d’ora in poi gli orti affidati e da affidare siano a pagamento anche se ad un prezzo “ sociale”, e poi sulla sicurezza alimentare urbana, sulla biodiversità, sull’uso dell’acqua e della salubrità dei suoli e decontaminazione, nel maggiore uso dell’orticoltura per attenuare la solitudine e la depressione così come della possibilità di un utilizzo programmato degli orti condivisi da parte dei servizi sociali per l’integrazione comunitaria e per la cura e sollievo di alcune disabilità. Ed anche dell’orto per alleviare almeno un poco chi è senza lavoro.



Da qui anche dei ragionamenti che non mancheranno di incidere sulla questione delle isole di calore, del cambiamento climatico e della resilienza della nostra città rispetto alle profonde modificazioni avvenute ed a quelle che avverranno. L’auspicio del Sindaco di arrivare entro 6 mesi ad un nuovo regolamento che conceda a tutti i modenesi anche non pensionati di avere un orto mi pare un impegno importante. Ma lo è altrettanto quello di declinare ed approfittare di questa nuova tendenza mondiale verso una agricoltura urbana che a Modena può contare su solide e passate esperienze, verso un più complessivo ragionamento sulla qualità urbana.



L’invito è quello di accostarsi verso questa nuova e sorprendente avventura modenese che rischia di creare non poco divertimento, coesione sociale, condivisione e piacere comunitario. Verso una città più friendly, intelligente, dove quello che conta non è tanto/solo la fibra ottica, ma i contenuti che ci passano dentro. E quindi, perché no? Un nuovo concetto di housing più sociale che invece del verde pubblico come opera di urbanizzazione consenta invece anche spazi per gli orti, per alberi da frutto, verso una mixitè voluta e non di risulta dello spazio urbano, verso un riequilibrio della larghezza stradale in favore della mobilità pedonale e ciclistica e del trasporto pubblico. Se no, a che servono i futuri orti condivisi? Mica vogliamo andare all’orto in SUV spero! Mettetevi in lista per l’orto condiviso allora, occupiamoci della questione anche per gruppi di amici, partecipiamo allo sviluppo di una nuova comunità di orticoltori urbani. Sarà senz’altro interessante e divertente per tutti. Non lasciamo soli i politici e gli amministratori su questioni così importanti come le politiche sociali, urbanistiche e culturali.



di Lorenzo Carapellese Urbanista – Modena, 28 Ottobre 2014 – collaboratore di Punto.Ponte F&B

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