Se il futuro si prospetta green, già il presente evidenzia come le professioni legate all’ecologia, all’ambiente, alla gestione e valorizzazione della biodiversità territoriale e più in generale alla revisione dell’attuale paradigma energetico siano in lenta ma costante crescita. Abbiamo scelto di presentare alcune di queste nuove professioni…..

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Bio Agricoltore

Si tratta di un agricoltore che ha scelto di seguire la strada dell’agricoltura sostenibile ed ecocompatibile applicando le tecniche di agricoltura biologica e integrata alle produzioni agricole. Le produzioni biologiche sono regolamentate da normativa comunitaria che definisce le norme di produzione e il sistema di controllo sui prodotti. La produzione senza additivi di sintesi ha determinato un’impostazione nuova del lavoro “a filiera” in cui il coltivatore diventa spesso anche trasformatore, distributore e commerciante.
Pratica la rotazione delle colture, sceglie, secondo un calendario astronomico, i giorni più adatti per seminare o raccogliere, utilizza letame decomposto e preparati biodinamici per la concimazione, pratica la lotta integrata, alleva animali appartenenti a razze locali.
L’agricoltore biologico o biodinamico è affiancato, soprattutto nei processi di avvio, di conversione e di mantenimento dell’attività, da un assistente tecnico proveniente dalle organizzazioni sindacali, dalle associazioni di categoria o da altri organismi che operano nel settore.

Valposchiavo Organic Smart Valley - Scuola Ambulante di Agricoltura Sostenibile

Per passare dall’agricoltura tradizionale a quella biologica, l’azienda agricola deve attraversare una fase di conversione. Fino agli anni ‘80 si definiva genericamente come periodo di conversione, la fase di disintossicazione dei terreni della azienda agricola che iniziava a praticare il biologico, ossia il periodo in cui i prodotti chimici usati fino a quel momento si decomponevano, per poi essere asportati dalle acque piovane. Recenti ricerche nel campo agroecotossicologico hanno però rivelato che mentre ci sono prodotti chimici che si dissolvono nel giro di poco tempo, altri prodotti come i clororganici ed i metalli pesanti rimangono nel terreno per anni. Tenendo conto di ciò, il Regolamento CEE 2092/91 ha definito la conversione come il periodo di tempo che intercorre tra l’entrata dell’azienda nel sistema di controllo ed il momento in cui i prodotti da quella unità produttiva possono essere commercializzati come biologici, generalmente due anni per le produzioni erbacee e tre anni per quelle arboree. In questo periodo, dopo dodici mesi dal momento dell’entrata nel sistema di controllo e per un periodo da uno a tre anni il prodotto della azienda agricola può venire commercializzato nel mercato specializzato del biologico, sempre accompagnato dalla dicitura “agricoltura biologica – fase di conversione”.

L’agricoltura biologica non è un ritorno al passato, ma una tecnica produttiva innovativa che unisce le nuove conoscenze con la tradizionale gestione agricola del territorio. I prodotti provenienti da agricoltura biologica sono, pertanto, naturalmente esenti da Organismi Geneticamente Modificati (OGM). Un prodotto da agricoltura o allevamento biologico pertanto è sinonimo di qualità, naturalezza e garanzia.


Seed Savers – Custode della Biodiversità

sono agricoltori o appassionati che coltivano, selezionano e conservano centinaia di specie botaniche per preservarle dall’estinzione salvaguardando la biodiversità. Per diventare un salvatore di semi bisogna avere a disposizione un modesto appezzamento di terra in cui mettere a dimora piantine di antiche cultivar e portarle fino a fine ciclo, quando si possono raccogliere i semi. Questi saranno destinati alla risemina oppure allo scambio con altri colleghi salvatori di semi. I salvatori di semi si concentrano su ortaggi e frutti antichi, quelli purtroppo tagliati fuori dai circuiti commerciali e a rischio di estinzione.


Bachicoltore

Tra i nuovi mestieri legati al settore agricolo (tra i pochi a registrare aumenti di occupazione nonostante la crisi), spunta quello del bachicoltore, mestiere antichissimo che affonda le sue origini nella Cina millenaria, molto diffuso in Italia fino alla seconda metà dell’Ottocento.
Oggi, però, tornare ad allevare bachi da seta non è inusuale e può rivelarsi redditizio, sia per la produzione di seta, tessuto sempre più richiesto, ma anche per attività in campo medico e cosmetologico, in ragione di proteine preziose (fibroina e sericina) che compongono il filamento serico, utili per esempio per realizzare il filo da sutura usato in chirurgia ma anche creme e unguenti osmetologici.

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bozzoli ottenuti da bachi da seta colorati

I bachicoltori ‘professionali’ al momento in Italia sono almeno una ventina, di cui solo un quarto da almeno due anni; anche l’allevamento del bozzolo resta un’attività piuttosto diffusa a livello amatoriale. Tra costi di impianto e di produzione, per partire serve un capitale iniziale di circa 10 mila euro.


Eventologo Cognitario

La ricerca di Emozioni ha portato ad una crescente offrta di eventi – culturali, musicali, teatrali, gastronomici, artistici – che rappresentano gli strumenti più efficaci di valorizzazione del territorio. L’Eventologo Cognitario si occupa di captare e individuare una strategia di comunicazione per gli eventi di un territorio. L’Eventologo Cognitario puà lavorare in team con il Cool Hunter e con il Cult Searcher per individuare “le tendenze” e con il Neo Etnologo per l’individuazione di “nuove tribù” che non nascono più a partire da legami di “sangue e suolo” ma di condivisione di valori e di interessi.

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Eventologia per matrimoni

Accompagnatore di Territorio

L’Accompagnatore di Territorio è la nuova figura professionale istituita nel 2007 in Trentino per rispondere alla richiesta di un nuovo modo di rapportarsi con l’ambiente. L’Accompagnatore non si occupa degli aspetti alpinistici e tecnici, il suo compito è svelare le storie nascoste della montagna e del territorio. Propone accompagnamenti di persone in ambiente montano attraverso sentieri e zone di particolare pregio naturalistico, fornendo elementi conoscitivi e informazioni riguardanti i luoghi attraversati, oltre che visite ad ambienti o strutture espositive di carattere naturalistico ed etnografico.

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Abbandonologa

“Abbandonologa? È una parola che non esiste tuttavia è una parola possibile. In realtà fu un bambino a definirmi così: ero in libreria, lui anche. Io seduta su una poltrona a sfogliare un libro sulle rovine, lui in avvicinamento. Voleva il mio posto a sedere. Mentre si faceva spazio sulla poltrona, forse per indebolirmi con una distrazione, chiese: “Che leggi?” “Di luoghi abbandonati”, risposi. Lui ci pensò un momento, concluse che ero un’abbandonologa e se ne compiacque. Poi la definizione è stata ripresa in un articolo da Veronica Tomassini, un’amica e scrittrice di grande valore, e me ne sono compiaciuta io.”

Carmen Pellegrino – Abbandonologa

“Si tratta soprattutto, di cercare la bellezza in una molteplicità di brandelli. Interrogare la polvere che il tempo ha sparpagliato. Cerco posti – ma anche case, cascine, orti, giardini, stazioni, luna park – rimorti e scampati, e comunque in piena luce. Un puro nulla secondo l’opinione corrente. I paesi abbandonati, in particolare, sono per me il luogo di una poetica stramba e malinconica quanto si vuole, ma non priva di una specie di gioia, quasi tattile. Credo con convinzione che le rovine comuni non siano meno importanti delle rovine ‘nobili’, perché allo stesso modo sono piene di tutte le vite e di tutte le età di chi ci ha preceduto. I resti di questi luoghi, delle case esplose nell’abbandono, pur nella loro antimoderna inutilità, stanno lì – imperfetti, fragili eppure di lunga durata- e inducono a guardare ai margini, alle storie piccole, a un passato ormai in pietra di cui siamo parte. Lo ha detto bene Paul Ricoeur, parlando del debito che ogni presente ha nei confronti della vita già vissuta: lo ha chiamato “restituzione”.

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Quello di Carmen è un interesse che viene dai primi ruderi che incontrava lungo la strada quando da Postiglione si spostava verso il mare, “che da noi è solo un belvedere in panorama, una cartolina di albe e tramonti in lontananza. Negli anni, ho raccolto storie e immagini – scattate all’inizio con una vecchia polaroid – di case e casolari non più abitati, però lasciati con le porte chiuse, le piantine sui davanzali, come se i proprietari dovessero tornare da un momento all’altro, pure se ormai li si sapeva morti. Poi sono venuti i borghi. Ho cominciato da Romagnano al Monte, abbandonato a seguito del terremoto del 1980. È stata la volta di Roscigno Vecchia, che a partire dai primi del ‘900 ha subito un progressivo abbandono, a causa di una frana lenta e continua. Quindi i borghi del resto d’Italia e ora anche quelli fuori dall’Italia. Mi interessa abitare le rovine, il contatto diretto con le cose che la storia non ricorda, inerti perché hanno perso la destinazione d’uso, la finalità tutta umana del progetto. Mi interessa anche attivare i fantasmi dell’immaginazione, a contatto con le rovine, quel tipo di immaginazione che non mette tutto a posto, ma lascia le cose così come sono, anche quando sono un inciampo. A questo aggiungerei che per chi reca con sé il sentimento dello scampato, la scoperta di un luogo dimenticato, il rifugio nell’abbandono possono diventare ogni volta l’approdo a una dimora finalmente propria.


Archigiano – Artista di insegne storiche

Le INSEGNE STORICHE rappresentano lo sviluppo di quei mezzi di comunicazione (le antiche insegne d’esercizio), che nei decenni trascorsi sono stati il visual delle aziende di tutto il mondo.

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Agrigiano – SIKALINDI – Puglia

Erano destinate alla discarica e rappresentavano un problema da risolvere per molti agricoltori le foglie di fico d’india da smaltire. Da uno scarto d’agricoltura prende nuova vita un’impresa e la foglia di fico d’india si trasforma in oggetti di design. Metti insieme la lungimiranza di un giovane imprenditore agricolo, le maestranze di una piccola impresa artigiana a conduzione familiare, ed ecco un fiore all’occhiello della giovane impresa agricola italiana.

Ma quella fibra resistente ha acceso una lampadina nella testa di Marcello che crea la prima linea di complementi d’arredo interamente rivestiti dalla fibra di questo particolare frutto che viene estratta dalle pale ancora verdi. Grazie alla cura nella lavorazione ed i trattamenti effettuati che garantiscono una assoluta resistenza nel tempo ciascun mobile risulta autentico ed inimitabile perchè le venature della fibra creano disegni e colori sempre unici. Nell’incantato centro storico di Lecce il punto vendita ‘Sikalindi’…


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Il Negozio Leggero di Daniela Mazzolini e Marta Leali aperto a Morbegno vende prodotti in modalità sfusa, senza imballaggi.

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