Per la Valtellina, e più in generale per il sistema alpino, lo sviluppo delle energie rinnovabili può essere un “mezzo per” e non solo un “fine”: un “mezzo”, una delle leve, uno dei driver per qualificare il sistema agricolo e della piccola impresa manifatturiera, il sistema energetico territoriale e le produzioni tipiche, per diffondere una cultura del “green” centrata sui temi dei beni pubblici, dei beni collettivi, della partecipazione, del protagonismo sociale. Ragionare in modo integrato può consentire di andare nella direzione dello sviluppo locale, ovvero di considerare il territorio come un patrimonio energetico, di aria, acqua, suolo, culture produttive, agricolture, cioè di tutti gli aspetti che connotano un modello integrato di sviluppo locale, inserendo all’interno un driver energetico.


tra inferno e paradiso


In questo percorso la Valtellina si trova in una situazione più avanzata rispetto a buona parte del resto dell’Italia, perché dispone della presenza di storici impianti per la produzione di energia idroelettrica posseduti, nella maggior parte dei casi, da gruppi che operano sia su scala nazionale che internazionale. Questa “ingombrante” presenza ha fatto si che il tema delle energie rinnovabili venisse (in parte o totalmente) delegato alle strategie dei gruppi energetici e che il dibattito locale si focalizzasse (principalmente) sul tema degli impatti occupazionali e dei ritorni finanziari generati dai canoni e sovracanoni elettrici.


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E’ mancata finora un’analisi del mix energetico (energymodeling o diagnosi energetica) del territorio capace di valutare e di individuare delle piste di valorizzazione del Patrimonio energetico.  Un percorso che può consentire una evoluzione verso un modello di generazione distribuita dell’energia elettrica in grado di soddisfare il fabbisogno della domanda del territorio. La Valtellina potrebbe così sviluppare un modello energetico territoriale innovativo, che in parte utilizza/consuma direttamente sul posto l’energia prodotta e in parte la interscambia in rete, riducendo la necessità di grandi reti di distribuzione elettrica e accelerando invece la creazione di una vera e propria smart grid, rete/apparato intelligente, cioè un sistema elettrico più affidabile, flessibile, sicuro ed efficiente, in grado di:

  • far dialogare produttori e consumatori, accogliendo le nuove esigenze dei consumatori, come quella di partecipare attivamente al processo di produzione dell’energia;

  • accogliere l’energia non programmabile (fonti rinnovabili);

  • conciliare sistemi tradizionali di generazione centralizzati con quelli distribuiti, tipici delle fonti rinnovabili;

  • anticipare le esigenze degli utenti finali;

  • garantire ai fruitori un riscontro dei consumi energetici.

All’interno di una prospettiva di sviluppo locale, una diffusione sul territorio dei mini impianti idroelettrici e a biomasse (che utilizzano gli scarti delle produzioni agricole e forestali locali) può collegarsi strettamente (anche per la forza comunicazionale che oggi ha la leva ambientale) con lo sviluppo del sistema agro-alimentare, del sistema delle piccole e medie imprese artigianali ed industriali, col turismo, con la produzione artistica e culturale, e con la creazione di nuove opportunità di lavoro e d’impresa.


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In particolare, l’interesse del settore agricolo allo sviluppo della produzione di energia da fonti rinnovabili si evince, ad esempio, dal sostegno dato dalle organizzazioni di rappresentanza all’adozione dell’articolo 1, comma 423 della legge n. 266/05 (Legge Finanziaria 2006), mediante il quale, è stata riconosciuta la qualifica di attività connessa alla produzione ed alla cessione di energia elettrica e calore da fonti agroforestali e fotovoltaiche. Da qui, il diffondersi del modello dell’azienda agri-energetica, cioè di un’azienda agricola che può ricoprire un ruolo molto importante: nel mercato locale delle piccole applicazioni per la produzione di energia da fonti rinnovabili, nella produzione, soprattutto, di reddito incrementale per le aziende stesse e il sistema agricolo nel suo complesso. Non a caso in questi ultimi anni è cresciuto rapidamente in Italia il numero delle imprese agricole che hanno visto la realizzazione di impianti (propri o di terzi) di produzione da energia rinnovabile sui propri terreni ed edifici aziendali. In questo modo, il reddito prodotto da queste installazioni va ad integrare quello delle attività agricole primarie e collegate, sostenendole, sia dal punto di vista finanziario sia dell’immagine.


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La diffusione di mini impianti di produzione di energia da fonti rinnovabili potrebbe contribuire a dare impulso ad un territorio a tradizionale vocazione rurale e turistica non solo attraverso le sue produzioni agricole tipiche, ma anche attraverso la scoperta delle sue potenzialità energetiche, che sfruttano elementi altamente caratterizzanti di questi luoghi: l’acqua, il suolo e le biomasse. È un filo conduttore poetico e potente, che può articolarsi secondo diversi punti di vista. Primo tra tutti la conoscenza del tipo di produzione, che può concretizzarsi in questo caso con la visita agli impianti, con lo scopo della divulgazione della tematica dell’utilizzazione delle fonti di energia rinnovabile, anche per sgombrare il campo da tanti equivoci ambientalistici che rendono alcuni tendenzialmente diffidenti dal ricorso a fonti energetiche rinnovabili.


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Le piccole aziende agricole potrebbero essere visitate con occhio diverso, come strutture autosufficienti dal punto di vista energetico, luoghi idonei allo sviluppo di progetti-pilota per l’impianto di centrali per la produzione energetica di piccola taglia. La sensibilità al mondo del biologico nella sua accezione più ampia, – che negli ultimi due decenni organizzazioni come Slow Food, il Touring Club, il Movimento del Turismo del Vino  hanno contribuito a radicare e anche a trasformare in nuove forme di turismo rurale enogastronomico – favorisce senz’altro un approccio interessato a tali argomenti. All’aspetto “didattico” si può affiancare quello tradizionalmente culturale, per la presenza di centri piccoli e poco conosciuti, ma ricchi di storia e di testimonianze artistiche, archeologiche e medioevali.



Lo sviluppo delle energie rinnovabili è una delle sfide più importanti che abbiamo di fronte. La qualità dell’aria, la salute delle persone e i segnali di cambiamenti climatici in atto sono strettamente legati al modello di produzione energetica e di sviluppo economico attualmente incentrato sull’utilizzo dei combustibili fossili. Pertanto, per affrontare i cambiamenti climatici occorre perseguire una strategia capace di porsi un insieme di obiettivi nel breve e nel medio termine:

  • un aumento dell’efficienza energetica in tutti i settori della domanda, nonché nella generazione, nella distribuzione e nella trasmissione di energia elettrica;

  • un progressivo passaggio a combustibili a più basso contenuto di carbonio;

  • una forte crescita dell’utilizzo delle fonti rinnovabili di energia (solare/fotovoltaico, idroelettrico, eolico, biomasse o biocombustibili in genere, geotermico), cioè di quelle fonti che, a differenza dei combustibili fossili e nucleari destinati ad esaurirsi in un tempo definito, possono essere considerate inesauribili.


vedi anche: Promuovere le energie rinnovabili in Valtellina (2) 


di GianMario Folini e Alessandro Scassellati autori del rapporto “Energia Eolica e Sviluppo locale per conto di RSE – Ricerca Sistema Elettrico 

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