Logo che identifica Il Marchio Geografico Collettivo “Pietra Ollare di Valtellina e Valchiavenna”

Con la denominazione convenzionale di Pietra Ollare si designano varie rocce metamorfiche compatte e caratterizzate dalla facile lavorabilità e dall’alto grado di resistenza al calore: per questo sono particolarmente adatte a essere utilizzate per la fabbricazione di pentole (in latino ollae, in dialetto locale “laveggi“). Le particolari condizioni necessarie per la formazione della pietra ollare limitano la sua presenza esclusivamente all’area alpina. Non a caso il nome ollare deriva dal latino “olla” col significato di pentola, contenitore di olio.


Le incisioni preistoriche più antiche ritrovate, datate alla tarda età del bronzo o alla prima del ferro, sono scolpite su massi di tale pietra. Alla pietra della Valchiavenna (e della Valtellina) si riferiva Plinio il Vecchio in un passo della Naturalis historia, parlando del “lapis viridis comensis”, e riferendosi al fatto che all’epoca la Valchiavenna era parte del municipio di Como, Si hanno testimonianze del suo utilizzo fino in epoca etrusca, come dimostra il vaso trovato a S. Giorgio, sopra Novate Mezzola in Valchiavenna (So). Il capolavoro in pietra ollare, in campo figurativo, è il monolitico fonte battesimale di San Lorenzo in Chiavenna, eseguito nel marzo del 1156.

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Fonte battesimale del 1156, in pietra ollare (Collegiata di San lorenzo – Chiavenna)

Le testimonianze più antiche circa la lavorazione della pietra ollare in Valmalenco, reperibili in loco, sono costituite dalla data 1560 incisa all’imbocco di una cava in Val Giumellino e da una piccola lapide rettangolare, con la semplice data 1563, immurata sulla facciata dell’antica “cà di Nann” a Chiesa, recentemente abbattuta, che si diceva indicasse il luogo in cui veniva pagato il dazio sulle merci in transito lungo la via “cavallera”. La più remota notizia bibliografica sulla produzione di laveggi in Valmalenco ci è fornita dall’umanista bolognese Leandro Alberti il quale, nella sua “Descrittione de la Italia”, stampata nel 1550, scrive:

“Quivi [in Valmalenco] cavansi le pietre da far lavezzi di cuocer i cibi, li quali son portati per tutta Italia”

La maggior parte delle cave malenche si trovavano presso il comune di Chiesa (in particolare all’Alpe Pirlo e in val Giumellino); ma altre ve n’erano a Lanzada, in località Valbrutta, a Torre di S. Maria, in località a sud-ovest della Motta di Caspoggio.


In Valmalenco e in Valchiavenna si possono trovare ancora una decina di cave di pietra ollare, alcune abbandonate altre parzialmente in attività. Le cave di pietra ollare erano di due tipi: in superficie e sotterranee (“trone” sono chiamate in Valchiavenna).

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la “trona” dell’Alpe Pirlo – Cave in pietra ollare

Nelle prime ci si aiutava con ponteggi, sistemati in apposite sedi, con l’incisione di scale e di canali per lo scolo delle acque. Ve ne sono di verticali, come quella che reca la data più antica, 1428, alle spalle della chiesa di Prosto, e di orizzontali, come quella ampia a monte della galleria ferroviaria di Prata, ai confini della quale sono state anche ritrovate le incisioni preistoriche.

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Cava di pietra ollare in Valmalenco – fotografia Ital Export Valmalenco s.n.c.

La pietra ollare è una formazione rocciosa molto tenera e quindi facilmente lavorabile specie al tornio.


In  passato la pietra ollare era usata quasi esclusivamente  per la preparazione di recipienti quali i “lavècc” (pentole di diversa dimensione), gli “stüin” (ottime pentole per cuocere stufati) e i “fùràgn” (per conservare formaggi, burro o lardo).

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Il lavècc – la pentola “tipica” della Valtellina.

Viene lavorata al tornio e per aumentarne la resistenza e reggere il manico viene cerchiata con una lamiera in rame. Il coperchio è ricavato da un unico pezzo di pietra.

È una pietra che si scalda lentamente e raggiunta la temperatura desiderata continua a tenerla costante, mantenendo caldo per lungo tempo il contenuto. Un’altra caratteristica fondamentale è l’essere antiaderente. Infatti è adatta a per la preparazioni di piatti che richiedono lunghe cotture come: trippa, brasato,minestre, zuppe, sughi, selvaggina…
Il maggiore vantaggio della pietra ollare consiste nel poterla utilizzare per cucinare senza l’aggiunta di grassi. Per cuocere e dare sapore gli alimenti sulla piastra o in pentola  è sufficiente aggiungere loro delle erbe o delle spezie, oppure marinarli leggermente leggermente nel vino, a seconda delle ricette seguite. Il condimento degli alimenti con olio avverrà a parte, dopo la cottura e dopo averli riposti su di un piatto o su di un vassoio.

Pentole in pietra ollare ricavate da uno stesso blocco – fotografia Ital Export Valmalenco s.n.c.

Oltre a non aggiungere né olio né burro, le pentole in pietra ollare, tipiche della Valtellina, permettono una cottura degli alimenti molto uniforme. I cibi vengono cotti senza il pericolo che si attacchino sul fondo. Così come la piastra, anche le pentole in pietra ollare devono essere riscaldate lentamente. Per la pietra ollare è sufficiente una fiamma molto bassa durante la cottura per mantenere una temperatura costante.

Pêche et traditions – Maddalena Selvini designer

Ha proprietà antiaderenti che permettono ai cibi di non bruciarsi e di non aderire alla sua superficie. Ciò facilita anche la pulizia della pietra stessa. Può essere conservata sia al freddo che al caldo e non assorbe gli odori dei cibi. La pietra ollare è un oggetto molto durevole nel tempo, oltre che resistente, e può essere tramandata di generazione in generazione senza che le sue caratteristiche o il suo funzionamento vengano alterati.


In questi ultimi decenni, la lavorazione tradizionale della pietra ollare si è orientata verso la produzione artigianale a carattere artistico, tanto che alcuni artigiani, hanno cominciato a decorarla con disegni incisi a mano o a scolpirla per ottenere oggetti destinati ai settori della moda, dell’arredamento, del design, e della gioielleria.

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Spiritelli D”anzanti” In attesa del vento, poi inizia il ballo, salti, danze, urla…e a sera cantano al vento – testo e fotografia di Roberto Lucchinetti
il binomio tessuto-pietra ollare della Sartoria Rosalba di Talamona (SO) presentato alla V edizione di Roma Fashion


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Vaschetta in pietra ollare levigata – Succetti Luciano srl – Chiavenna (SO)

Il Marchio Collettivo Geografico

“Pietra Ollare della Valtellina e della Valchiavenna”

Un simbolo che identifica prodotti ed oggetti identitari in pietra Ollare

La Camera di Commercio di Sondrio, in collaborazione con Confartigianato Imprese Sondrio, è da tempo impegnata nella promozione e valorizzazione di questa tipicità locale: nel 2012 è stato infatti istituito il Marchio Collettivo Geografico (MCG) per la “Pietra Ollare di Valtellina e Valchiavenna”, riconoscimento che riveste la duplice natura di segno di identità e di distinguibilità.  Il Marchio Collettivo Geografico è un segno distintivo che mira a garantire la qualità e l’origine del prodotto, in conformità ad un apposito regolamento ed al disciplinare di produzione.

Opere di Maddalena Selvini designer

La licenza d’uso del MCG “Pietra ollare della Valtellina e Valchiavenna” interessa cinque imprese, attive da anni nella realizzazione di manufatti in Pietra Ollare. Si tratta di (clicca per collegarti):

* Gaggi Alberto – Gaggi Alberto & C. snc – Chiesa Valmalenco;

* Roberto Lucchinetti – Lavorazione Pietra Ollare di Lucchinetti Roberto – Piuro;

* Camilla Rapella – Impronte di Camilla Rapella – Morbegno;

* Felice Pedrotti – Ital export Valmalenco – Chiesa Valmalenco;

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Galassia – Disegnato e realizzato da Floriana Palmieri – il rame è forgiato da Bottega Artigiana Pontiggia – foto Conartev

Riferimenti e approfondimenti

Geologia e geoturismo

Ecomuseo della Valmalenco

Andar per sassi – Geologia e Geoturismo in Valle d’Aosta


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