Tra gli aspetti problematici nella tutela e nella valorizzazione dei prodotti “identitari” vi sono quelli relativi alla successione d’impresa ed alla salvaguardia dei saperi e delle competenze associati alla manifatturazione di questi particolari prodotti. Diversi produttori ed artigiani identitari presentano un’età avanzata e da qui si genera il complesso processo della successione e del ricambio generazionale.

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Per evitare la dispersione e la conseguente  fine del patrimonio identitario rappresentato dal Pezzotto della Val D’Arigna, Punto.Ponte ha promosso, organizzato e gestito il Progetto “il Pezzotto del Val d’Arigna” (marzo – maggio 2014) finalizzato a ri – valorizzare il patrimonio tessile di questa valle. Oggi in Val d’Arigna a realizzare pezzotti  tradizionali è rimato un solo laboratorio mentre egli anni ’70 erano 25 le famiglie che producevano pezzotti, ovvero un rustico tappeto di vivaci colori, a righe di varia dimensione o a fantasiosi disegni geometrici, realizzato a partire dagli anni ’40-’50 del secolo scorso e rifinito con frange.


Il Pezzotto Valtellinese della Val d'Arigna - un Progetto Modulare a cura di Punto.Ponte


La prima parte del progetto, pensato nella prospettiva di mettere “in sicurezza” la conoscenza e la competenza legate alla lavorazione del Pezzotto, riguarda  la Tessitura. L’obiettivo è innanzitutto quello di trasmettere le competenze utili e necessarie  a tessere l’ordito, e per fare questo abbiamo chiesto l’adesione al progetto dell’unico (e dell’ultimo) laboratorio di tessitura presente in Val d’Arigna quello di Stelio e Daniela Toppi.


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Di certo, la nascita di questo prodotto artigianale è il risultato del connubio fra abitudini locali e influenze del mondo esterno. Due principali tesi spiegano lo sviluppo dei pezzotti nel comune di Ponte e più in generale nel versante orobico della Valtellina. Alcuni  sostengono che l’introduzione della tessitura a telaio in questa zona sia merito dei monaci Umiliati; a Castionetto di Chiuro infatti, nel XII e XIII sorgeva un monastero dell’ordine degli Umiliati, ritenuti storicamente attivi nel ramo dell’artigianato tessile. Grazie ai monaci quindi, potrebbe essere stata introdotta la tecnica di lavorazione dei tessuti, interpretata poi in modo originale e compatibile con le esigenze degli abitanti locali. Altri sostengono che la tessitura del pezzotto fu probabilmente introdotta dagli Arabi.


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Ancora agli inizi del ’900 e negli anni della guerra, nelle case degli abitanti di Arigna era presente un telaio di legno per la tessitura e il mestiere veniva tramandato di madre in figlia durante il lungo periodo invernale. Di certo, la produzione non si concentrava solo sui tappeti ma venivano anche prodotte lenzuola in canapa e coperte, teli agricoli e coperte per animali.


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Particolare telaio anni ’30 – ’40. I pezzotti di Arigna Fonte: AESS – Archivio di Etnografia e Storia Sociale

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I pezzotti vengono manifatturati con l’orditura di fili robusti di canapa e con la trama di pezzi logori di stracci filati, ritagli di abiti ridotti in strisce di varie lunghezze. Il tappeto veniva lavorato nei lunghi inverni di montagna all’ombra delle vecchie cucine, rischiarate dalle fiamme del camino.

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Tappeti a fine lavorazione con etichetta recante la scritta “Pezzotto di Arigna”

I pezzotti valtellinesi, rispetto ai tappeti rustici di alcune località italiane del sud, si distinguono per una maggior sobrietà di tinte e una trama più compatta dovuta all’uso sempre più frequente di ritagli di lana.

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La tecnica della lavorazione del pezzotto, oltre a comportare un grosso dispendio di energie fisiche, non permette una facile varietà di disegni e di linee. I più caratteristici motivi sono quelli:

  • a “rigatino”, che non hanno un disegno particolare ma la loro costruzione comprende un insieme di colori;
  • a fiamme triangolari di svariati colori, che risaltano su uno sfondo neutro;
  • a “piramide” e quelle a “coda di pesce” (più recenti).

Accanto a queste decorazioni, si possono comunemente trovare disegni geometrici costituiti da un intreccio di triangoli e quadrati.

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In origine venivano utilizzati ritagli di vari tessuti (cotone, lana e lino), oggi i ritagli provengono dalle migliori tessiture di Biella, Prato e della Brianza.Per questo i pezzotti sono unici e raffinati. 154206_125617030834438_8348586_n


Mentre in Val d’Arigna si continuano a produrre pezzotti secondo taglie, stili e geometrie della tradizione, a Morbegno il pezzotto è stato fatto oggetto di studio sia in termini di design, formati e materiali grazie al lavoro svolto dalla famiglia Ruffoni. Il risultato valutatelo Voi…



Il Progetto Modulare

1. La tessitura del PEZZOTTO – Corso Base

La tessitura nasce come arte legata ai bisogni quotidiani e assurge a mercanzia di lusso, assumendo, nel tempo, un’identità specifica in ogni luogo: a Venezia, in Valtellina, in Sardegna, a Burano, a Palestrina, in Ciociaria, in Sicilia (Piana degli Albanesi è celebre per l’arte del ricamo in oro), in Abruzzo e Calabria.

La tessitura della tela in Valtellina è una pratica antica che si è sviluppata soprattutto sul versante orobico a Castello dell’ Acqua e in Val d’Arigna, dove continua tuttora come produzione artigianale del pezzotto, un rustico tappeto fatto con ritagli di stoffa.
A partire dagli anni Trenta, la produzione casalinga dei tessuti soccombette di fronte alla competitività dei prodotti industriali, pertanto al telaio a quattro pedali usato per la tela (di lino, canapa, lana e mezzalana) si sostituì quello per la produzione del pezzotto a due pedali, grazie al semplice intreccio trama/ordito.

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2. Il Telaio  – Ordito

I 20 gomitoli dell’ ORDITO vengono distribuiti negli altrettanti scomparti della cassetta porta spole (gàbi); ogni bandolo viene quindi infilato in un occhiello della stèla (paletta per orditura) in modo da tenere i fili ben separati tra loro, per impedire che si aggroviglino.
I 20 fili dell’ordito vengono annodati assieme e distribuiti sui pioli dell’ orditoio (crus). Alla fine di ogni giro i fili vengono incrociati.
I fili tolti dall’orditoio vengono intrecciati e avvolti in una grossa matassa, pronta da caricare sul telaio. Slegati i pedali del telaio e tolti i licci (lísc) e la cassa battente, si fissa un’etremità dell’ordito al subbio.
I fili dell’ordito vengono fatti passare attraverso il rastèl e distribuiti in fasci di venti, quindi si chiude il rastèl. L’ordito viene poi avvolto sul subbio e teso agendo sulla röda (ruota); i fili del nuovo ordito, separati da due bacchette (bachèta del telé) vengono annodati ad uno ad uno all’ordito precedente.
Ogni filo viene fatto passare attraverso un ugiöl del lisc e quindi nel pécen, quindi l’ordito viene teso ed è pronto per la tessitura. (fonte: Biblioteca Comunale di Ponte in Valtellina)

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Calendario del Corso

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04-CalendarioCorso-page-001Accanto alla produzione di questo prodotto tipico della Val d’Arigna, Punto.Ponte intende tutelare e, se possibile, recuperare e valorizzare il Patrimonio Tessile della Val d’Arigna.

Immaginenelle fotografie un pezzotto realizzato da Daniela Toppi


Si ringraziano 

Un ringraziamento va a:

Stelio e Daniela Toppi per la loro disponibilità, Serena Bracchi per l’organizzazione e la gestione delle serate formative

Museo Etnografico della civiltà contadina di Ponte in Valtellina (So) per il supporto scientifico;

Istituto Comprensivo di Ponte in Valtellina per aver approfondito tramite attività didattiche  la Storia del Pezzotto della Val D’Arigna

Biblioteca Comunale di Ponte in Valtellina per il supporto bibliografico.


Fine 🙂

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