Raccontare le esplorazioni del territorio, trovare nessi tra Agricoltura, informazione, comunicazione, geografia e marketing per orientare lo sviluppo e offrire una bussola alle sfide contemporanee dei territori con vocazioni specifiche e spiccate. Una prospettiva che si fonda sulla conoscenza dei luoghi e degli abitanti, operazione in sé complessa – soprattutto nel caso di aree diffuse e policentriche  – perchè “conoscere” presuppone percorsi complicati (oltre che eterogenei), che entrano innanzitutto nella storia, nella geografia, nell’economia, nell’antropologia del quotidiano e cioè nell’anima dei luoghi.



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Osservare, conoscere, interpretare, rappresentare

Nel 2003 l’architetto paesaggista Gilles Clément dava la definizione di Terzo Paesaggio, intendendo con esso tutti quei luoghi in cui l’uomo ha smesso di esercitare la propria azione. In questa macrocategoria fa rientrare non solo le vaste zone verdi quali i parchi e le riserve naturali o le grandi aree disabitate del pianeta, ma anche spazi più piccoli e quasi invisibili (poiché legati a una quotidianità visiva e sociale ormai troppo presente) come le aree industriali dismesse piene di rovi e sterpaglie, o le aiuole spartitraffico al cui centro crescono le erbacce, oppure le case abbandonate nei centri storici.

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Fotografie di Nino Pierantozzi Festival La luna ed i calanchi 2014

PAESAGGIO RESIDUALE – è quello in cui un processo evolutivo ha avuto termine in un certo momento del passato e le cui caratteristiche distintive – significative sono ancora materialmente visibili.

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Ad esempio…..  Ivan Previsdomini

 

I SANATORI DI PRASOMASO nel comune di Tresivio (SO) di Anna Tinti

Aperto nel 1910, periodo in cui la TBC causava la morte di 50/60 mila persone all’anno, il padiglione Umberto I fu il primo sanatorio popolare destinato ai poveri di Milano e provincia con malattia non oltre il primo stadio. Si sviluppava su 4 piani ed era dotato delle tipiche balconate per l’elioterapia.

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Era collegato con altre strutture adibite ai servizi di lavanderia, disinfezione, abitazioni per il personale. Una decina di anni dopo, accanto all’Umberto I, fu creato un sanatorio destinato ad accogliere i bambini dai 4 ai 15 anni, i ragazzi a cui la malattia lo permetteva potevano studiare nella scuola interna.

1927922_712118445533695_1096543301311294135_n fotografie di Anna Tinti

Nel 1930 fu aperta una casa di cura privata, l’Alpina, riservata ai degenti abbienti; ad essa, negli anni successivi, furono aggiunte altre 2 strutture. Nel periodo di maggior affluenza, dal 1945 al ’50, il complesso sanatoriale arrivò ad accogliere un migliaio di persone, inclusi medici e infermieri. Debellata la malattia, gli ospiti iniziarono a diminuire, finché nel 1971 i sanatori vennero chiusi. Rimasero solo i custodi e quando, all’inizio degli anni ’80, se ne andarono, le strutture divennero preda di saccheggiatori: in poco tempo fu asportato tutto, dai termosifoni alle maniglie delle porte, la devastazione è stata totale.

Oggi i padiglioni sono ormai irrecuperabili e in buona parte crollati.

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ad esempio…… CiLento InBicicletta Arteracconto

Per 24 giorni Carla Passarelli e Simona Ridolfi hanno percorso circa di 650 chilometri tra Cilento, Vallo di Diano, Alburni, Golfo di Policastro, attraversando circa 80 paesi. Un viaggio alla ricerca di un territorio per toccare con mano, soprattutto mostrare le bellezze architettoniche, archeologiche, paesaggistiche, ma anche per far conoscere le potenzialità di un’area protetta che stenta a svilupparsi.

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E’ stato un viaggio che ha suscitato molti entusiasmi, più nelle comunità locali che nelle istituzioni locali rimaste sempre poco attente all’opportunita’ offerta dal loro viaggio di promuovere una forma di turismo diverso, basato sulla mobilita’ lenta e sulla effettiva scoperta del territorio e delle persone che ci vivono da parte di chi viaggia.

 

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