seminare
“pollutions” – opera di Marco Bertin

Oggi – a differenza di un passato non molto lontano quando il tempo libero era opposto e residuale al tempo della produzione – il turismo è uno degli ambiti in cui si rappresentano e prendono forma bisogni e desideri di una società complessa e pulviscolare. La vacanza si è trasformata: da momento rigenerativo a pratica interattiva dove vivere l’individualità delle emozioni, la soggettività delle esperienze e la comunità degli stili di vita e delle pratiche relazionali di consumo. La vacanza si è quindi individualizzata, personalizzata, tribalizzata. E’ diventata un ambiente sempre più perturbato da sensibilità e culture che alimentano nuove e diverse rappresentazioni e visioni del mondo.

“Suoni delle Dolomiti”

In relazione a questo processo evolutivo che interessa la molecolarizzazione dei comportamenti di vacanza, il confronto tra località turistiche si espande superando la retorica della “bellezza del luogo” per ridefinirsi nei concetti di qualità dell’offerta turistica, di specificità e caratterizzazione del sistema territoriale, di risorse e di abilità comunicative/relazionali. Al centro di questo complesso passaggio vi è quindi una nuova e diversa semantizzazione del territorio: ambiente naturale ed ecologico, ma anche luogo antropomorfo, luogo dell’esperienza segnata dall’incontro, dall’ibridazione, dal mutamento. In questo senso, il territorio assume un nuovo valore che rimanda alla sua capacità di offrirsi come risorsa finalizzata alla realizzazione di esperienze culturali.


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AmbriaJazz – il festival che valorizza location in Valtellina

Forse, e per questo, la Valtellina può essere rivisitata e valorizzata secondo nuove prospettive che non ripercorrano “tardi e male” ciò che è stato sperimentato e superato altrove, ma assumano consapevolezza delle sue risorse di natura ambientale, culturale, sociale ed imprenditoriale e – in relazione a questo processo di ri/assunzione di una propria identità – si apra alla sperimentazione, all’innovazione ed alla produzione di immagini e di percorsi di futuro nei quali il turistare identifichi nuovi e creativi sentieri di sviluppo socio-economico per le comunità locali. La strada del successo deve, quindi, dirigersi verso la riqualificazione e l’arricchimento dell’offerta turistica, valorizzando la diversità delle singole aree che compongono il territorio e, quindi, mettendo in campo strategie mirate all’integrazione tra la tradizionale offerta ricettiva e quella di prodotti o servizi inerenti l’enogastronomia, l’ambiente, i nuovi paesaggi dell’energia rinnovabile, le produzioni tipiche ed identitarie del territorio, l’artigianato, ma anche i servizi di wellness e culturali. Alcune esperienze concrete ci dimostrano che prosperano, tra gli altri, chi ha orientato la propria offerta verso il salutismo, chi offre esperienze ben segmentate (ad esempio, cicloturismo, escursionismo, enogastronomia,…), chi è riuscito a spettacolarizzare/ teatralizzare attività e lavori ormai distanti dal vissuto comune (produzione di prodotti tipici, alpeggi,…) e chi ha messo a punto nuove forme di slow travel per una fruizione integrata di visite, di lettura di paesaggi, di rapporto con gli abitanti, di consumo di prodotti dei territori, di ascolto e comprensione di tradizioni artistiche. Soprattutto trova successo chi correda questa attività di comprensione dei bisogni e delle peculiari sensibilità dei clienti con una efficace attività di promozione e soprattutto con l’offerta di sperimentare nuove esperienze di qualità.


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l’installazione di W. Tscholl al passo Rombo

 

 


Attività ricettive, servizi, attrattività e promozione devono avere un unico indirizzo, quello della definizione di un posizionamento qualitativo di mercato più soddisfacente, che deve essere realmente condiviso in profondità, stabilendo regole di comportamento e di operatività da seguire. L’ottimizzazione dei modelli di qualità delle strutture e il miglioramento dei livelli di professionalità devono venire accettati come impegni comuni e condizioni per arrivare a forme di filiera e di rete sistemiche che assicurino sinergie. La “filiera” turistica (alberghi, campeggi, B&B, agriturismi, etc.) compete insieme ai luoghi a tal punto da intravedere l’esigenza, come d’altronde già fatto in alcune realtà del Paese (ad esempio, il comprensorio di Rimini), di sviluppare la costituzione di “distretti turistici“. Tutto ciò rimanda alla dimensione associativa e di partnership tra le imprese del territorio, cioè alla capacità di “fare sistema” e formare una adeguata “massa critica” di risorse e servizi che conferisca all’area territoriale riconoscibilità e facile individuabilità. Le esperienze più avanzate e di successo oggi in Italia evidenziano in forma più immediata la necessità di porre al centro dell’attenzione le potenzialità di una cooperazione basata su sinergie, specializzazioni complementari e coordinamento istituzionale. E’ infatti anche su questa base che si vanno delineando differenziali competitivi non trascurabili tra aree nelle quali è diffusa la consapevolezza dell’importanza dei fattori di contesto e di sistema ed aree dove questo processo non è ancora giunto ad uno stato di maturazione apprezzabile. Il successo di un sistema turistico locale dipende proprio dalla capacità di progettare e governare una realtà complessa, sistemica appunto, agendo nel contempo almeno sui cinque fronti distinti (richiamati più sopra) dell’accessibilità, ricettività, accoglienza, eventi e idea forza.


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Bioedilizia – nessuna struttura ricettiva valtellinese è certificata Hotel Clima

Non esiste, di conseguenza, un settore economico chiamato turismo, ma una filiera ricettiva che è parte di un sistema di accoglienza a gestione privato-pubblica, organizzato in sistema, fortemente tributario per tutti gli altri servizi e che utilizza beni pubblici. E ciò innesta una responsabilità dei poteri pubblici nella promozione/controllo dell’offerta turistica del territorio e presuppone che tra gli interessi locali ci siano solidarietà e integrazioni operative: che si faccia sistema, che si faccia rete, che si fissino degli standard di arrivo e di risultato.

Il turista, dunque, “compra” la sua temporanea fruizione di un territorio specifico, se e in quanto i gestori del territorio hanno organizzato le condizioni affinché questo proponga occasioni di conoscenza, di benessere, di curiosità, di emozioni, di socializzazione, di incontro, di avventura. Queste occasioni vanno perciò individuate, riconosciute, organizzate e, periodicamente, verificate nel gradimento e sottoposte a un check-up per essere rimesse a punto. Infatti, se il turismo è fruizione di un territorio, offerto sul mercato per venire negoziato, allora esso è sottoposto alle dinamiche del mercato, alla concorrenza, al gusto del consumatore, con tutto quello che ciò comporta.


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Land art – costruire Paesaggio

Nessun territorio può ritenere di riuscire a gestire un’offerta di qualità a molti livelli, mirata a molti target di consumatori, perché questa ambizione genera confusioni, conflitti e un uso distorto delle risorse rispetto alle specificità che il territorio, nel rispetto della sua vocazione, può proporre. Bisogna fare delle scelte, partendo dalla lettura del territorio, dalla valutazione delle risorse endogene e dall’inventario di quanto è necessario per poterle valorizzare. L’offerta turistica può essere configurata come integrazione di funzioni diverse, mentre il “prodotto” turistico può essere definito come opportunità e capacità di realizzare una integrazione fra le caratteristiche proprie del territorio e le abilità imprenditoriali locali.

Le caratteristiche proprie del territorio sono i fattori da cui dipende la funzione di attrazione di una località, le caratteristiche paesaggistiche, naturalistiche, ricreative o culturali in genere offerte nel complesso dal luogo di visita. In questo senso, il valore del prodotto turistico è legato tanto alla sua unicità ambientale, culturale, alla sua specifica configurazione paesaggistica, alle condizioni climatiche, quanto alla presenza di tradizioni – anche gastronomiche -, alla produzione artigianale tipica, alla disponibilità puntuale di emergenze naturalistiche e di richiami specifici.


il disastro paesaggistico ambientale del fondo valle – fotografia di Jacopo Merizzi

Le abilità imprenditoriali locali, invece, rimandano alla dotazione di servizi e alla capacità di accoglienza: condizioni indispensabili per la realizzazione del viaggio, del soggiorno o della vacanza. Se, infatti, è solo a partire dal territorio che il prodotto turistico acquisisce ricchezza e complessità, e soprattutto acquisisce quelle connotazioni specifiche che ad esso conferiscono carattere di unicità e irripetibilità, si può altrettanto dire che l’offerta turistica presuppone cinque elementi da cui è impossibile prescindere: l’accessibilità, la ricettività, l’accoglienza, gli eventi e l’idea forza. Se il prodotto turistico è un prodotto eminentemente territoriale, localistico, l’esperienza turistica, o la fruizione/consumo di tale prodotto, implica il coinvolgimento – esplicito o implicito, diretto o indiretto – dei cinque elementi richiamati:

  • la dotazione di infrastrutture di medio raggio che consentano un’accessibilità della località (localizzazione logistica, raggiungibilità dai bacini di origine dei turisti e sua gestione);
  • la presenza di strutture residenziali o di ospitalità a carattere complementare che assicurino appropriati livelli di ricettività;
  • l’organizzazione di servizi di base a livello territoriale (ad esempio, la gestione dei rifiuti, la depurazione delle acque, la viabilità e i trasporti locali; i servizi sanitari, sociali, informativi, …), atti a garantire la fruibilità, l’attrattività e vivibilità (qualità della vita) del luogo in termini di accoglienza, nell’accezione più ampia della qualità del sistema territoriale (qualità degli enti locali, del servizio ferroviario, del paesaggio e dell’ambiente, etc.);
  • la creazione e la promozione di eventi culturali e occasioni di loisir adeguati ai nuovi linguaggi di consumo e non più sull’invenzione della tradizione;
  • un’idea forza, un’identità territoriale, condivisa, sulle risorse endogene valorizzabili in modo sostenibile, che costituisca punto di coordinamento ideativo e organizzativo, nonché di immagine.

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In altri termini, si tratta di confezionare e offrire un prodotto informato da una cultura sistemica, che a partire da specifiche connotazioni territoriali coinvolga però una pluralità di attori implicando, conseguentemente, comportamenti organizzativi e una logica di concertazione e condivisione sulle strategie di sviluppo e promozione.



Non solo soldi e idee dunque…. ma anche parole e concetti, leader, squadra, progetti, cooperazione, innovazione, competenze, risorse umane, piattaforme tecnologiche, eventi….. Noi di Punto.Ponte F&B pensiamo, operiamo e progettiamo iniziative, eventi e percorsi…..  🙂turismo


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