L’origine di questo prodotto artigianale è il risultato del connubio fra abitudini locali e influenze del mondo esterno. Due principali tesi spiegano lo sviluppo dei pezzotti in Valtellina.

Alcuni sostengono che l’introduzione della tessitura a telaio in questa zona sia merito dei monaci Umiliati; a Castionetto di Chiuro infatti, nel XII e XIII sorgeva un monastero dell’ordine degli Umiliati, ritenuti storicamente attivi nel ramo dell’artigianato tessile. Grazie ai monaci quindi, potrebbe essere stata introdotta la tecnica di lavorazione dei tessuti, interpretata poi in modo originale e compatibile con le esigenze degli abitanti locali. Altri sostengono che la tessitura del pezzotto fu probabilmente introdotta dagli Arabi.

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Ancora agli inizi del ‘900 e negli anni della guerra, nelle case degli abitanti di Arigna era presente un telaio di legno per la tessitura e il mestiere veniva tramandato di madre in figlia durante il lungo periodo invernale. Di certo, la produzione non si concentrava solo sui tappeti ma venivano anche prodotte lenzuola in canapa e coperte, teli agricoli e coperte per animali.

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I pezzotti vengono manifatturati con l’orditura di fili robusti di canapa e con la trama di pezzi logori di stracci filati, ritagli di abiti ridotti in strisce di varie lunghezze.

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Il pezzotto veniva lavorato nei lunghi inverni di montagna all’ombra delle vecchie cucine, rischiarate dalle fiamme del camino.
Un tempo questi “tappeti” venivano usati per fare robuste coperte per la battitura della segale. Venivano inoltre usati per fare essiccare il grano, coprire il fieno, il bestiame ammalato sugli alpeggi e, in certi casi, anche come coperta. Venivano anche usati come telo, (fungendo da tetto) per il “Colec” baita di pastori sugli alpeggi. 

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